Maurizio Pisati/Ruben Mattia Santorsa: Set7

0
31
La pubblicazione dei Sette Studi per chitarra classica del compositore Maurizio Pisati fu il frutto di una residenza effettuata a Darmstadt: pur essendo un eccellente chitarrista, nel luglio del 1990, nell’ambito dei Ferienkurse fur Neue Musik, affidò la partitura a Elena Càsoli, e a lei diede il compito di eseguirne la prima versione. Il blocco dei pezzi di Pisati è diventato così un riferimento nel repertorio sperimentale per la chitarra classica, ed è entrato nelle maglie di una modalità avanzata di affrontare la composizione per chitarra classica; dalla difficoltà elevata e con una voglia di spingere sui confini dell’ordinarietà, quei sette pezzi si concentravano su alcune tecniche estensive, proponendo un possibile regno della scoperta sonora sviluppata sulle differenze dei suoni e sulla loro percezione all’ascolto; è un nucleo di azioni, di procedimenti che si realizza, che è singolarmente definito ma che rientra anche in un insieme logico: si può partire da una veloce condensazione di note suonate in prossimità del ponte, percepire il ritorno istantaneo sulla tastiera come lo stappo di una bottiglia, e sentire il mescolamento delle linee melodiche, frazionate con glissandi assolutamente robusti e ampi sulle corde. Vedere queste evoluzioni del chitarrista è una goduria anche per la vista, poiché sembra che ad un certo punto le mani si raddoppino tanto è ampio il raggio d’azione.
Per portare in emersione questo fantomatico mondo sommerso che si presenta nei suoni è necessaria una grande forza interpretativa: il chitarrista Ruben Mattia Santorsa è uno di quelli che ha ricavato un fascino incredibile dal pezzo di Pisani, instaurando con lui un rapporto di lavoro che ha portato con sè il beneficio di una coda compositiva, allorché i due si sono scambiati idee in occasione di Theatre of Dawn, una sorta di teatro dell’immaginario svoltosi a Milano nel 2007; quei pezzi, scritti per ensemble, chitarra, voce, audiovideo ed elettronica, furono riscritti per chitarra classica in combinazione con altro strumento, e sono il materiale che si ascolta in aggiunta ai Sette Studi, nella raccolta della Kairos dal titolo Set7, pubblicata a nome dei due artisti. Sono composizioni che ribadiscono la particolarità dei percorsi intrapresi, che difficilmente riescono ad imprimere nell’ascoltatore l’intento speculativo delle storie che sottintendono (spiriti e fantasie popolari), senza spiegazioni; ma se qualcuno ve le fa ascoltare senza raccontarvi nulla, sono comunque capaci di mettere in piedi un’atmosfera aulica, che attraverso i suoni (glissati, spezzettati o non convenzionali) insinua nella memoria aurale una dettagliata, vivacissima, unica ed inconsueta conversazione.
Articolo precedenteNuove stimolazioni del trapasso ancestrale
Articolo successivoPoche note sull’improvvisazione italiana: 3×3, improvvisazioni in trio (prima parte)
Music writer and founder of Percorsi Musicali, a multi-genre magazine focused on contemporary music and improvisation's forms. He wrote hundreads of essays and reviews of cds and books (over 1500 articles) and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.