Aaron Copland e le eredità classiche europee

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Source http://memory.loc.gov/music/copland/phot/phot0098v.jpg Author Gov, public domain

L’attività musicale di Aaron Copland si è talvolta misurata su un dibattito che prendeva in considerazione l’originalità delle sue proposte: molta critica avveduta ha provveduto, senza ombra di dubbio, a considerare il compositore americano come anima pulsante di un’organizzazione musicale particolare, fondata su un certo potere immaginativo donato alla musica; l’immaginazione dell’ascoltatore può essere stimolata in un certo modo, iniettando nella composizione elementi che la possono visualizzare. Nel caso di Copland le regole della composizione classica potevano certamente convivere con motivi popolari, ritmi e provvidenze danzanti di un posto, persino cercare di documentare praterie, fondi rurali o ampi spazi, quelli geograficamente conosciuti delle distese di terra statunitensi. Naturalmente, per la musicologia attenta ai caratteri somatici delle note, si sono invece posti molti problemi, soprattutto riguardo all’ereditarietà della parte classica della musica di Copland: sul compositore americano si nutrivano dubbi sugli interventi profusi nell’orchestrazione, uno dei settori in cui Copland ha costruito il suo successo.

Un libro che riprende in maniera organica ed esaustiva il problema delle fonti orchestrali in Copland è quello da poco pubblicato dal musicologo Matthew Mugmon, che si concentra sulle somiglianze della musica del compositore americano con quelle della musica di Mahler (il libro è edito dalla University of Rochester Press). L’analisi viene condotta attraverso materiali scritti rinvenuti da conferenze, da articoli di giornali, da fonti della Libreria del Congresso americana, da coloro che hanno scritto su Copland o hanno avuto un qualche collegamento con lui a vario titolo. In Aaron Copland and the American Legacy of Gustav Mahler si introduce e si sviluppa un ripensamento sullo spassionato spirito americano di Copland, ruolo più ridimensionato per via di una serie di riflessioni incontestabili che hanno governato l’universo del compositore americano. Mugmon dimostra che Copland aveva ascoltato Mahler e i neo romantici tedeschi, che gli studi fatti in Francia con Nadia Boulanger non furono preclusivi della cultura e degli impianti musicali tedeschi (all’epoca, l’Europa della musica classica viaggiava su due centri gravitazionali: francese e tedesco), che nonostante un ambiguo rapporto di stima verso Mahler Copland lo considerava un modello eccellente di “contrapuntal orchestration“, con le ulteriori specifiche “..harmonic-clear sounding-little or no doubling-contrast in tone color-no filling in-all lines clear“, tutte qualità che appartenevano all’orchestrazione francese; per molto tempo Mahler venne considerato da Copland un “orchestratore” francese in opposto alle specifiche pensate per il modello tedesco: “…harmonic-rich sounding-much doubling-mixture of tone colors-much filling in-only main lines clear…“.

Lo stesso Bernstein, uno dei più grandi estimatori ed esecutori del repertorio di Copland, vedeva un asse di sviluppo tra Mahler e Copland, pur affermando altre diversità. Se è vero che Mahler è considerato l’ultimo dei romantici ed il primo dei modernisti del Novecento, non c’è dubbio che Copland possa essere visto come una continuazione della seconda area, a patto sempre di mantenere in vita classificazioni di un certo tipo: il libro di Mugmon mostra le similitudini nelle partiture tra Mahler e Copland, mettendo in evidenza modi di orchestrare equivalenti tra l’Appalachian Spring e la prima sinfonia dell’austriaco, così come avviene in altri casi specificatamente individuati, andando persino a fare una valutazione delle qualità folk di entrambi (dove Mahler ha creato un sospetto, Copland lo ha esplicitato). Nei discorsi di Bernstein il legame tra Mahler e Copland raggiunse vette piuttosto discutibili quando il famoso direttore d’orchestra americano accomunò i due compositori in virtù di un sensitivo rapporto emotivo della composizione dettato dalla tonalità. Bernstein individuava un Mahler sound in cui trovare la moderna musica neoclassica e schiaffeggiava il Pierrot Lunaire di Schoenberg come atto musicale incapace di poter dar respiro ad una composizione: “…somewhere in the middle of this piece you have a great desire to run and open a window, breathe in a lungful of healthy, clean air…“. Ammettendo pure che gli argomenti sulla divisione dei contenuti emotivi siano condivisibili, anche solo da un punto di vista classificatorio, si fa un pò più fatica a trovare aria pulita in molte opere di Mahler, dove invece Copland risponde a meraviglia.

Negli anni gravitanti la seconda guerra mondiale, Copland venne comunque influenzato dalle teorie seriali e dal crescente uso dell’atonalità nella musica e la prese in considerazione quasi fosse un obbligo dettato dai tempi, a cui il compositore non potesse sottrarsi; il suo avvicinamento fu il frutto di una particolare ricerca sonora, che non doveva condizionare troppo le sensazioni della musica, così come sottolineato da Bernstein nell’intervento precedentemente citato: si cominciò con Piano Fantasy, un modo eccellente per mediare concezioni differenti, per trasferire sensi tonali nei regni delle angolature e delle mancanze di gravità, in un modo tale da non permettere di tappare le ali all’armonia tradizionale; in questo senso il modernismo incarnato da Copland andò oltre le più rosee aspettative, entrando in un’ampia definizione di tonalità, aperta a sub-strutture di altro genere. Questa fase di Copland, continuata con altre composizioni successive, andrebbe esplorata e valorizzata quanto quella classica, imperniata sul jazz, i fattori folk e sull’orchestrazione pseudo americanizzata. Il gran merito di Copland è quello di aver creato una musica sempre “verde”, “fresh” direbbero gli inglesi, la cui strutturazione riesce a riempire beneficamente i nostri orecchi: compositori come Torke, Gallagher o come la Higdon, dimostrano che quella qualità di Copland è un effetto indipendente dai tempi.

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Music writer and founder of Percorsi Musicali, a multi-genre magazine focused on contemporary music and improvisation's forms. He wrote hundreads of essays and reviews of cds and books (over 1500 articles) and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.