Autonomie produttive

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foto immagine youtube danilo gallo

Marco Colonna & Danilo Gallo “Angelica”, Autoproduzione 2020 – La musica materica.

La pratica della libera improvvisazione offre per ovvie ragioni la propria espressione più completa nel concerto live. Colonna e Gallo si incontrano all’Angelica Festival Di Bologna per confrontarsi. La tela sonora su cui lavorano i due si satura con gradualità, come in quadro di Mark Rothko, come ci ricorda lo scrittore Jan Brokken nel libro Anime Baltiche” […] in quasi  tutti i suoi quadri astratti, a metà o un quarto della superficie è tracciata una divisione che segna il passaggio da un colore all’altro.  […] una striscia, una zona d’ombra e di confine.
Come l’artista lettone i due musicisti sovrappongono sottili strati sonori ognuno differente dall’altro. Sia nelle tracce più evocative, che in quelle dense, in cui lo strumento viene portato al suo limite e il parossismo strumentale si fa evidente, il clima è sereno, pacato, l’intesa perfetta. Il basso di Gallo si confonde con il timbro di una chitarra e il suo accompagnamento in alcuni brani è spigoloso e con un timbro sporco. Colonna testa il suo amato clarinetto infondendogli nuova vita e nuovi timbri, una riscoperta piacevolissima per uno strumento che non ha avuto moltissimi protagonisti nel jazz.
Fantasia, imprevedibilità per un live che non si scorda.

Tell No Lies, “Live at Torrione Jazz Club” Autoproduzione, 2019 – Musica onnivora.

Filippo Orefice (sax tenore), Edoardo Marraffa (sax sopranino), Nicola Guazzaloca (piano e composizione), Luca Bernard (contrabbasso) e Andrea Grillini (batteria)

Nicola Guazzaloca confeziona temi perfetti per questa ottima performance live in uno dei più affascinanti jazz club d’Italia: Il Torrione di Ferrara. L’ensemble si muove con una maturità sconcertante attraversando l’hard bop, l’avanguardia, il free jazz. La ricerca come libera improvvisazione che sfocia in un gusto attento per le dinamiche e le citazioni. Tutto in questo album profuma di un blues quasi mingusiano. La capacità del gruppo di costruire un jazz che si nutre di infinite suggestioni  è notevole. La successiva rielaborazione è ancor più stupefacente: farsi attraversare dal jazz e saperne distillare un suono e un approccio originale non è da tutti. Ascoltate il piano di Guazzaloca come si muove a suo agio tra momenti modali ed echi avant-garde: stupefacente. La scelta di usare due sassofoni è vincente, il dialogo tra Marraffa e Orefice produce notevoli frutti. Il combo si muove in perfetto accordo nei momenti in cui predomina la scrittura ma lascia spazio ai singoli nei momenti di libera e scatenata improvvisazione: la splendida Skull’s Dance ci offre un ottimo esempio di come l’improvvisazione unisca sempre spontaneità, studio e tradizione. Anamnesi unisce una carica blues infinità ad una sapiente costruzione delle polifonie. Una sensazione di potenza, di sconcerto, di rara sensibilità accompagna questo magnifico progetto in cui ogni componente si fonde in una sola cosa e nello stesso tempo mantiene la propria singolarità.

Mikko Innanen Autonomus, “I-XXX”, Fiasko Records 2019- Solitudini nordiche.

La penisola scandinava è sempre foriera di novità e di notevoli improvvisatori radicali capaci di quella spinta propulsiva e quella voglia di ricerca che si manifesta spesso molto meno in altre realtà. Il sassofonista finlandese costruisce un interessante ensemble che vede Håvard Wiik al piano, Antti Lötjönen al contrabbasso e Peter Bruun alla batteria.
Un album triplo costituito da brani molto brevi, abbozzi, situazioni, accenni di libera improvvisazione, la media dei brani non supera mai cinque minuti. L’artista di Lapinjärvi si muove con maestria tra sassofono soprano, contralto e baritono per un album che dondola tra momenti evocativi e assoli ipertrofici ed esasperati. Wiik è un perfetto comprimario (consigliamo il suo splendido ultimo album in trio This Is Not A Waltz per Moserobie Music) capace di intrecciare ottime melodie (vedi XVII). Innanen esorta i suoi compagni a muoversi con coerenza e intuito dando prova di essere un ottimo melodista (Ornette Coleman docet). Il carattere del progetto si distingue da un uso sapiente delle attese con un gusto per la citazione mantenendo una voce propria e originale.

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Nicola Barin è un appassionato di musica jazz e di cinema. Dal 2008 sino a Dicembre 2017 ha condotto il programma di musica jazz "Impulse" per l'emittente radiofonica Radio Popolare Verona. Dal 2016 conduce, per la radio web www.yastaradio.com, il programma di musica jazz "Storie di Jazz". Collabora inoltre con i magazine on-line: www.jazzconvention.net, www.distorsioni.net, www.traccedijazz.it e con la testata giornalistica www.sound36.com. Scrive inoltre per il sito della rivista musicale Jazzit, www.jazzit.it. In passato ha stilato diverse interviste per la testata giornalistica on-line Andy Magazine confluite nel progetto "My Life/My Music", curato dal critico musicale Gianmichele Taormina, che indagava i protagonisti del jazz italiano.