Associazioni tenere del pensiero e simulazioni poetiche: Maura Capuzzo

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Se è vero che ci sono artisti capaci di dare significato alle loro opere ovunque essi mettano le mani, allora è anche vero che tra questi non potrebbe mancare una compositrice come Maura Capuzzo. Padovana, la Capuzzo si è diplomata in musica corale e direzione di coro, in composizione nel 1996 e poi in musica elettronica nel 2002, dopo aver accumulato un background formativo con tante masterclass e perfezionamenti con compositori importanti come Valdambrini, Sciarrino, Grisey, Lachenmann, Stroppa, Vidolin ed ha avuto immediatamente modo di mostrare le sue doti in contest o concorsi specifici.
Il suo primo pezzo eccellente la Capuzzo lo scrive nel ’97 con Bosco di Courton Luglio 1918, composizione per 8 voci e 3 percussionisti che prende spunto dalla instant poetry di Ungaretti sui soldati italiani impegnati a Courton nella prima guerra mondiale: in possesso delle migliori vie espressive per valorizzare la coralità, la Capuzzo traccia un differente percorso stilistico rispetto alle usuali composizioni svolte nei generi commemorativi, un’intima visione estatica che non è per nulla drammatica o trascendentale alla maniera di un Nono del Da un diario italiano, né tantomeno bombastica alla maniera di una Requiem alla Maderna, avvicinandosi alle polifonie di Ligeti; i 3 percussionisti effettuano puntuali inserzioni di sostegno (su marimba, timpani o gongs) stigmatizzando la voglia di rendere più meditativa la volumetria della composizione. L’armonizzazione contemporanea si ripresenta intatta in Già più notti, coro misto di 8 voci, in cui si fanno presenti assiduamente espedienti tecnici che servono alla vitalità espressiva (velocizzazioni singole, impulsi controsenso, addensamenti timbrici), in pratica un pezzo di coralità eccellente che gli vale la vittoria all’International Composition Contest a Cappella organizzato a Bochum.
Nel 2004 la Capuzzo viene invitata al Macbeth teatrale di Riccardo Massai, per curare le musiche dell’intero spettacolo; si trattava di una parte elettronica processata su supporto fisso, con una parte dove intervenire sulle cospirazioni sabbatiche delle streghe (senti qui): le voci vengono inghiottite in un plasma sonoro che mette in evidenza una delle caratteristiche della compositrice, ossia quella di lavorare delicatamente sulle dinamiche ed evitare qualsiasi tipo di retorica o grossolanità; del pari importante è il rispetto della compositrice verso gli equilibri scenici dell’opera di Massai, con un’attività di adattamento appropriata. Tramite il centro di produzione elettronica Agon di Milano, nel 2007 la Capuzzo si occupa di curare la parte elettronica di un progetto musicale di Esther Fluckiger, pianista ed improvvisatrice svizzera dalle programmazioni sempre particolari: l’ispirazione della Fluckiger scaturisce da La passeggiata dello scrittore Robert Walser, uno straordinario testo di dissociazione relazionale che immagina incontri dei più disparati, immaginari che rivelano comunque un distacco, un’osservazione che proviene da uno spirito solitario; la Fluckiger pensò agli insetti e alle creature fantastiche da poter evidenziare in musica, con un set dal vivo in cui un regime quadrifonico di altoparlanti attornia un pianoforte a coda e manda acusmaticamente impulsi rielaborati alla pianista; la Capuzzo si occupò minuziosamente di rendere credibili le dimensioni sonore, in equilibrio tra irrealtà e funzionalità e il tutto oggi si può godere in un cd dal titolo Spazier_Klang Aves Creaturas, che resta probabilmente il lavoro più intrigante e riuscito della Fluckiger.
Anche gli interventi sugli strumenti in solo o in contenute aggregazioni di numero, condividono modernità e raffinatezza della musica: nel 2005 Capuzzo rivede definitivamente Il filo d’erba, se oscilla, è solo vento, una composizione per violino solo che sua maestà Irvine Arditti interpreta a meraviglia esibendo quella personalità estrosa che il brano richiede, attraverso irriconoscibili linee melodiche frutto di estensioni sullo strumento, vibrato, glissandi e cambi di registro, una maturità nell’uso degli strumenti che si riscontra anche in pezzi come Nidelus (per flauto e clarinetto affidato a Birgit Nolte ed Enrico Gabrielli) o Di frammenti sparsi memorie colori (per organo e piccole preparazioni della tastiera, affidato a Marco Vincenzi che l’ha suonata nella basilica di S.Barbara a Mantova).
Nel 2011 Maura entra nel Collettivo Rituale di Riccardo Vaglini, un progetto diviso tra diffusione ed esibizioni riferite al movimento Fluxus, dove consegna a Vaglini Portami via con te nel mattino vivace, una composizione piano solo ispirata alla poesia di Attilio Bertolucci, che nella sua incredibile “leggerezza” (note sparse, distribuite con un intento quasi Feldmaniano, silenzi funzionali e qualche tocco non convenzionale) sprigiona un’apertura alla vita intensa, la stessa speranza che si nasconde dietro le sincopi riservate di Arcipelagos, per violino, violoncello, clarinetto, paper ed elettronica, in nome di un tono confidenziale di gruppo, ma con tante soluzioni ed aperture improvvise della partitura.
Nel 2019, pensando ai migranti del Mediterraneo, la Capuzzo ha composto per il duo Dubois Scura e incerta la lunga leggerezza del mare, diventata una registrazione ufficiale per la quale riporto quanto detto in sede recensiva: “….sfronda la resa sonora degli strumenti in dieci minuti circa di evocazione per nulla banale, in cui le note/suoni/pause/rumori sono perfettamente dettagliati dai due musicisti…” (tra le mie recensioni in Tempo, perle iridescenti e nuove percezioni); mentre un carattere premonitore si insinua in Si respira, prima del temporale, in punta di piedi, composizione per clarinetto basso eseguita in prima da Alice Cortegiani all’Accademia filarmonica romana, ispirata da una poesia di Maddalena Lotter: il pezzo è improntato ad una tensione silenziosa, determinata dall’applicazione di appropriate tecniche estensive, che confermano la bravura della Capuzzo nel saper arrivare musicalmente agli stati d’animo dell’uomo in positivo e, per osmosi, delle cose, con un intimità unica.
Nei giorni del lockdown dovuto alla pandemia, la compositrice si è trovata di fronte ad un’epigrafe di persone colpite dalla malattia e decedute, rimanendo colpita dalla frase “…Martedì 7 Aprile 2020: La sofferenza e la solitudine di questo virus mi hanno strappato da tutti coloro che mi hanno accudito, voluto bene, rivolto una parola da vicino e da lontano. Ringrazio tutti. Natalina Moda…” (testimonianza privata della Capuzzo); ne è nata ispirazione per un breve pezzo per elettronica e voce, dal titolo Haiku per Natalina M., condotto a distanza con il soprano Felicita Brusoni, in cui un concatenamento di suoni/rumori è anche collegamento di immagini: uno sciame rumoroso, un’illusione sonora che introduce ad un suono tenue d’organo e a ciò che sembra un rotore meccanico (l’atto del grattare su una tavoletta di legno) e la voce persa nel vuoto della Brusoni che rilancia quella sensazione di Natalina di essere presente e lontana contemporaneamente.
E’ piuttosto evidente che la Capuzzo non è una di quelle compositrici prolifiche, una caratteristica che oggi spesso viene richiesta dalle necessità del mercato delle commissioni e che in molti ritengono un vantaggio nel mondo contemporaneo soprattutto se la questione viene vista come opportunità di scavare e migliorare l’idea compositiva e non in termini economici. Sta di fatto, che con molto candore riconosco di aver colmato una bellissima lacuna grazie alla musica di Maura e invito coloro che hanno la stessa mancanza a fare lo stesso, andando a verificare gran parte di quello che sinteticamente vi ho detto su di lei, sulla sua pagina soundcloud. A Marzo di quest’anno, il pianista americano Richard Valitutto ha pubblicato un cd di interpretazioni pianistiche di compositori contemporanei dal titolo Nocturnes&Lullabies per New Focus Recording, inserendo la Portami con te nel mattino vivace della Capuzzo in un set di autori del calibro di Rebecca Saunders, Philip Cashian, Marc Sabat, Linda Catlin Smith, etc.
Go immediately to rediscover her music!

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Music writer and founder of Percorsi Musicali, a multi-genre magazine focused on contemporary music and improvisation's forms. He wrote hundreads of essays and reviews of cds and books (over 1600 articles) and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.