Brian Eno

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Source Own work Author Jørund Føreland Pedersen, Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license. No change was made
In Inghilterra, una rappresentanza della intelligenza musicale, agli inizi degli anni settanta, tenta di definire un nuovo ordine nella musica rock: in verità, in quegli anni si stabilisce un asse Londra-New York con musicisti in stile art-rock assolutamente realisti come Brian Eno, Robert Fripp, David Byrne, Michael Brook, Jon Hassell, David Sylvian, Holgzer Czukai, John Cale, etc., musicisti che mettono in luce le loro colte relazioni musicali tendenti alla ricerca di un ideale rapporto con le profondità interiori dell’animo, sempre alle prese con le sue nevrosi giornaliere. Eno, in particolare, incorpora due stili musicali distinti: il primo (che io chiamo vocal side) è sostenuto nella band dei Roxy Music e nella prima parte della carriera solistica, è un rigore avanguardistico che cerca di dare un personale contributo alla musica degli anni settanta, integrando tutto ciò che è possibile integrare: glam, elettronica, strumenti, spunti etnici, tutti elementi che avranno il loro fulgido epilogo nell’album Before and after science del 1977, luogo dove l’artista media perfettamente le istanze progressiste del suo rock con le prime celate incursioni nel genere che inventerà (l’ambient music). Il secondo stile musicale (ambient side) matura dalle collaborazioni con Robert Fripp nelle concezioni di (No Pussyfooting) e Evening Star, registrazioni inquinate dalle tendenze progressive e da basi Schultziane, e poi si erge a straordinaria intuizione, frutto di un’adesione alle teorie generative della musica, algoritmi semplici e casuali in grado di condurre la fruizione della musica in un nuovo àmbito, senza le convenzioni che fino ad allora hanno accompagnato la musica stessa; l’ascolto diventa subliminale, non deve dare sussulti emotivi evidenti, ma deve servire per coprire musicalmente gli spazi rilevanti e abituali (gli ambienti) creati dalla civiltà moderna (aeroporti, cinema, supermercati, etc).
Eno individua un “effetto” dell’ascolto che apre le porte ad una modifica delle percezioni musicali e finanche un nuovo modo di fare musica, fatto di individualismo strumentale, di elettronica prodotta in casa ed indipendente, in sostanza il modus operandi delle generazioni di musicisti/compositori passate ed attuali. La sua musica è minimalistica nella forma, nel senso che prevede un’elastica struttura di ripetizione o una ridotta quantità di strumenti, in ciò pagando un tributo agli equivalenti interventi di La Monte Young fatti almeno un decennio prima, ma non lo è nella sostanza, poiché cerca a tutti i costi di rafforzare la tendenza atmosferica del brano musicale: più in là poi altri cercheranno di enfatizzare anche gli aspetti terapeutici della sua musica, ma Eno all’epoca puntualizzava solo gli aspetti musicali e la diversità delle funzioni dell’ascolto. Certo è che questa musica ha approfondito parecchio le sue tematiche, anche debordando sulle visuali del musicista inglese che ne aveva ben compreso le potenzialità reali e i possibili sviluppi: l’istinto generativo di molti musicisti non sempre restava nei canoni preferiti di Eno, che spesso non gradiva e criticava quelle soluzioni troppo enfatizzate o colossali.

I suoi quattro “volumi” di ambient music usciti tra il 1978 e il 1982, costituiscono allo stesso tempo la “bibbia” e il sentiero futuro preferito sul genere: qualsiasi volontà di approfondimento nell’area delle realizzazioni ambient non può prescindere dalla base di partenza, ciò che offrono queste registrazioni, ossia una sintesi coordinativa di quanto il genere musicale svilupperà negli anni successivi.
Il primo volume può essere considerato il lavoro “ambientale” per eccellenza, quello che ha le radici nella musica d’ameublement di Erik Satie, e si caratterizza per le evoluzioni del piano e di un coro che serenamente si ripetono, con Eno che dà il suo primo saggio su come ricavare sfumature da strumenti e voci; il secondo volume, assieme ad Harold Budd, è il progenitore dell’ambient più isolazionista e si basa su un ritorno all’interiorità (i rapporti professionali con Budd hanno dato vita a scintillanti episodi di moderno impressionismo musicale); il terzo volume invece è suonato da Laraaji, introduce tutta l’ambient mistica ed etnica, mentre il quarto volume è il primordiale vagito dell’ambient presentato come concretismo. A questi indispensabili albums, potete aggiungere anche il successivo Apollo: Atmospheres & Soundtracks, che completa questo quadro dando il suo contributo anche nel genere cosmico. In verità, Eno potrebbe essere considerato anche un padre putativo della world music di derivazione elettronica, avendo figurato come musicista a pieno titolo anche nel primo volume della serie Fourth World di Jon Hassell.

Eno è anche uomo che ha reso celebri tante produzioni altrui grazie al suo stile, spesso modernizzando il sound degli artisti da lui prodotti, direi anzi invadendo (in senso positivo) il campo artistico di quei musicisti: si pensi alla trilogia berlinese di Bowie, ai Roxy Music dei primi albums, ad alcune produzioni dei Talking Heads, degli U2, etc. Se queste produzioni costituiscono motivo d’orgoglio per il compositore inglese sotto il profilo della riuscita degli interventi e il gradimento dell’audiance, la sua carriera solistica da Thursday afternoon in poi (a parte qualche episodio), ha subito un forte ridimensionamento: costellata di collaborazioni non sempre riuscite, diradata nelle uscite di maggior conto, presenta un’artista sempre con la voglia di sperimentare ma che si ritrova stranamente in idee riciclate e spesso senza mordente. E’ qualcosa che però si scontra con la silenziosità mediatica delle sue installazioni.

Discografia consigliata:
Vocal side:
-For your pleasure, Roxy Music, 1973
-Taking tiger mountain, 1974
-Before and after science, 1977
-My life in the bush of ghosts, (con David Byrne), 1981
Ambient side:
-No pussyfooting (con Robert Fripp), 1973
-Evening star (con Robert Fripp), 1975
-Discreet Music, 1975
-Ambient #1: Music for Airports, 1978
-Music for films, 1978
-Fourth World, Vol. 1: Possibile Music (con Jon Hassell), 1980
-Ambient # 2: The Plateaux of Mirror (con Harold Budd), 1980
-Ambient # 3: Day of radiance (Eno produce il disco suonato da Laraaji), 1980
-Ambient # 4: On Land, 1982
-Apollo: Atmospheres and soundtracks, (con Daniel Lanois), 1983
-The Pearl, (con Harold Budd), 1984
-Hybrid (con Michael Brook e D. Lanois), 1985
-Thursday afternoon (disco composto per una galleria d’arte multimediale), 1985
-Neroli, 1993
-Spinner (con Jah Wobble), 1995
-Drawn from life (con J.Peter Schwalm), 2001
-The equatorial stars (con Robert Fripp), 2004
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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He wrote hundreads of essays and reviews of cds and books (over 2000 articles) and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.