Distorsioni di frequenza e miniature a più sensi

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Steve Beresford Source https://www.flickr.com/photos/92523880@N00/1429208215/ Author andynew, Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

Nella musica jazz abbiamo purtroppo cominciato a comprendere i suoi sensi approcciandoci alle zone luminose e chiare di essa: la melodia spiegata, i ritmi calcificati, la totale presenza di una poetica dell’armonia. E’ un universo in cui l’ascoltatore si sente quasi protetto perché risultato anche di un processo politico dell’educazione musicale. In realtà quello di cui si parla è solo un aspetto dell’intera gamma sonora del jazz e lavori come Frequency Disasters, del trio Steve Beresford, Valentina Magaletti e Pierpaolo Martino lo potrebbero dimostrare all’istante. Nelle note viene prescritto che “…the trio offers a carnivalesque approach to improvisation, where high and low culture, drama and irony ‘speak’ to each other, constantly redefining themselves and where normative approaches to frequency and sound are necessarily escaped…“; quali sono le frequenze del trio? Innanzitutto sono quelle guidate dal ragionato subconscio che guida gli interventi improvvisativi dei tre musicisti: Beresford ha costruito la sua bravura sulla capacità di ottenere insoliti spettri sonori non solo dalla tastiera del pianoforte, ma anche da altre fonti od oggetti posti nei dintorni, e di saperli inserire in una trama improvvisativa, così come in Martino e Magaletti hanno avuto sostegno ideologico le compulsioni ritmiche, ma spiegate sotto il profilo dell’eccentricità, con esplorazioni real time che sono derivati delle tecniche non convenzionali sugli strumenti e di generi su cui hanno percepito relazioni somatiche (vedi il rock per Martino). In Frequency Disasters questi elementi si incontrano, sotto la direzione di Beresford e c’è tutta la contentezza di “assaporarli”: in Low Gulp, il piano entra come uno sconosciuto, il contrabbasso strappa e lavora sull’arco e le percussioni formano un libero ombrello ritmico; Tuttodipunta è un prodotto della trasformazione, dal momento che erutta prima atonalità, poi si getta nelle pose di una dinamica danza fatale, per poi chiudere con l’idiosincrasia più totale ad un verbo di parametri; Pink Quote mi fa pensare ad un outtakes di Wolfgang Dauner periodo settanta; in Energetic Binge il trio riesce a farci vivere il jazz sotto mentite spoglie, mentre Frequency Disasters è caos creativo dalla valenza letteraria, un tema rimarcato anche dai musicisti che sono molto preparati sull’argomento; a questo proposito oserei escludere un collegamento con Calvino o P.G. Wodehouse (autori citati dai musicisti) e con qualche difficoltà accetterei un piano dimensionale con Jeanette Winterson; forse sono più gli utopisti, i distopici o i satiri che prevalgono in Frequency Disasters, che dimostra in assoluto di avere i numeri di uno dei più arguti lavori di improvvisazione libera degli ultimi anni.
Pierpaolo Martino ha anche pubblicato Wednesday Afternoon, un lavoro a nome Dinner Party, un trio con il pianista anglo-russo Vladimir Miller e il sassofonista inglese Adrian Northover, dove il clima è nettamente più aggraziato e tendente alla liricità. Si mettono in evidenza quelle “nuvole” sonore che sono anche “nuvole” dell’intimità, con il tema e il jazz che hanno importanza vitale (sentire allo scopo la bella evoluzione di Wednesday Afternoon che informa genericamente lo stile di Miller), in qualche modo collettori di una generazione di ascoltatori, quella degli appassionati della Blue Note e dell’Ecm R. Suonato benissimo, ha risvolti che vanno in direzione di un jazz dalla parvenza cinematografica (Fellini o Teorema), scenografica (Between the Acts o Silent Friend), solo occasionalmente scosso da interventi solistici distraenti (Through the Backdoor), ma con nessuna concessione alla retorica.

Marguerite Yourcenar è stata un’esistenzialista francese la cui popolarità è stata legata al suo romanzo Memorie di Adriano, dove l’imperatore romano traccia un affascinante ritratto di quel passaggio al Cristianesimo che da più parti della filosofia viene considerato un momento centrale per giustificare la venuta di Cristo, oltre che il declino dell’impero romano; sulla figura divina la Yourcenar pubblicò anche un libro di aforismi, i “33 nomi di Dio”, componimento che dal punto di vista letterario può considerarsi anche come ottimo esempio della scrittura del “frammento”. Sulla cultura del “frammento” è arrivata anche l’ispirazione musicale del chitarrista Alberto N.A. Turra, che durante la prima clausura forzata del 2020, ogni giorno ne ha tratto giovamento per imbracciare la sua chitarra acustica e tirar fuori pillole della sua creatività; Alberto spiega le sue ragioni: “…A stream of thoughts mostly atonal, often politonal, sometimes “accidentaly” in sync with the news. Intending to create a daily appointment, a sort of ritual (secular of course) with the chance of a shared and distant reflection (distant meaning abstract) from the vicissitudes of everyday life. A ritual of strength and discipline…“; ad un certo punto, Turra si accorse anche che i suoi 33 frammenti avevano bisogno di un involucro produttivo per differenziarsi e l’invito fu rivolto al suo amico Rosario Di Rosa, che si prese carico di curare le aspettative elettroacustiche dei frammenti (pezzi con una durata non superiore al minuto).
In genere sappiamo che è difficile legare l’immagine letteraria con quella musicale e direi che anche Turra non riesce a creare idiomi immediatamente riferibili agli aforismi della Yourcenar, ma poco importa questa corrispondenza se i risultati musicali sono ugualmente leggibili: se andate a sentire con attenzione 33 Miniatures, vi renderete conto di alcuni momenti straordinari, dove le relazioni casuali ottengono la migliore esposizione, in un contesto in cui si infiltrano lacci di storia della chitarra moderna; non solo forse è il caso di orientare il pensiero alla scuola viennese o ai molti chitarristi acustici dell’estasi accordale o delle transizioni jazz, ma anche ad un’integrazione con quanto richiede il dinamico mondo della musica attuale e da questo punto di vista non si può proprio fare a meno di pensare che le influenze del rock e di un certo tipo di elettronica siano fondamentali per Turra. Quanto al rock vi invito a valutare la bellezza degli assoli di Alberto, anche in episodi recenti come le sonate revisionate del gruppo Quasar Burning Bright del flautista Emilio Galante (vai a sentire gli assoli dei primi due brani di Sonata Islands Kommandoh).
In 33 Miniatures la produzione di Di Rosa, poi, non è aggressiva per nulla, lascia che quel flusso acustico della chitarra resti nell’aria preservato e la sua intromissione serve per riempire di spazialità gli interventi di Turra o per creare astrattismi di elettronica in linea con le tendenze del momento (beat scomposti o field recordings specifici). 33 Miniatures dimostra che queste sono casualità che hanno un substrato implicito di conoscenze altissime. Dovrò fare un giro a Milano, non appena questa maledetta infezione finirà.

Riprendo il concetto della miniatura, stavolta in una versione rivolta al paesaggio, una circostanza che si relaziona con l’ultimissima esperienza discografica di Alessandro Sgobbio: Hitra Transparence è riflesso dello spostamento geografico che il pianista italiano ha affrontato qualche anno fa in terra nordica e di cui vi ho parlato in altre occasioni su queste pagine e stavolta Sgobbio è leader di un quartetto di musicisti molto quotati, ossia il chitarrista Hilmar Jensson, il bassista Jo Berger Myhre e il batterista Øyvind Skarbø, che si adoperano per un’omaggio a Hitra, un’isola della Norvegia che, data la sua particolare bellezza, viene da molti considerata come una Norvegia in miniatura. L’obiettivo di Sgobbio è di metterne in evidenza alcuni aspetti, soprattutto quelli legati alla “perdita”, intesa in più sensi, come sparizione, allontanamento emotivo, danno geografico. Chi conosce lo stile di Sgobbio sa come il suo pianismo sia una sorta di collante armonico che si spande e contiene plurimi stratagemmi di attuazione: gli accordi pieni e ripetuti secondo uno schema di accelerazione configurano la struttura di pezzi bellissimi come Setu o Cité des poètes, ma poi abbiamo anche la modulazione che si riflette in Kunftiges o To see was to be, o ancora in brani come l’iniziale Lebtit c’è persino una preparazione sul tasto che si allinea al clima fosco e quasi Morriconiano del brano; Jensson è molto attento ai suoni e alle sue modificazioni per effetto delle pedaliere, molte idee sonore ricercate o stratificazioni si possono apprezzare durante il cammino e il taglio è quello di un chitarrista con le qualità esibite tipicamente da un musicista della chitarra elettrica del nord Europa. Sgobbio evoca la letteratura di Borges e Perec nelle note interne, ma è maggiormente doloroso il riferimento al Quartiere dei Poeti a Parigi, un complesso di alloggi popolari che dovevano ospitare un’architettura meravigliosa, ecologica e sociale: le iniziali costruzioni furono demolite nel 2009 per dar spazio alle solite rielaborazioni urbane.
Hitra Transparence conferma lo status raggiunto da Sgobbio: le vie di un rinnovato e mimetizzato impressionismo pianistico che parte dalla scuola di John Taylor e poi si insinua nella corrente chiaroscura della trance nordica, verificata sotto forma di suoni o rumori consoni allo sviluppo di quel carattere “nostalgico” che la contraddistingue, che è desiderio, il rilievo di una mancanza, un effetto del ricordo. Ed Alessandro è un esempio di coerenza poiché vive la sua poetica intensamente, restando a contatto con i panorami geografici della sua espressione, coprendone benissimo i dettagli.

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Music writer and founder of Percorsi Musicali, a multi-genre magazine focused on contemporary music and improvisation's forms. He wrote hundreads of essays and reviews of cds and books (over 1700 articles) and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.