Un compositore dalle qualità estetiche particolari è Emiliano Turazzi (1970). Con un background nel jazz, Turazzi ha affrontato la composizione un pò più tardi lavorando sui fenomeni acustici e sul feedback e compiendo un primo salto di prospettiva rispetto alla musica afro-americana per l’inevitabile differenza funzionale sulla materia dei multifonici e dello spazio. C’è un saggio di Turazzi che si trova in un quaderno del Conservatorio di Milano (Fare Strumento) in cui con parole inequivocabili e perfette si inquadra benissimo questa diversità funzionale e di contesto:
“…nel primo caso [il jazz] i multifonici sono punti estremi di un discorso fluido, spesso si fondono direttamente ad altri suoni e diventano parte integrante di un fraseggio ben riconoscibile, ma che integra naturalmente intonazioni micro tonali, armonici naturali ed emissione simultanea di più suoni; nell’altro [la scrittura contemporanea] invece sono visti come oggetti “particolari” che si staccano da una tradizione, con caratteristiche






