CASETTA DI COMPOSIZIONE | Appunti e frammenti di e per la composizione

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Casetta di Composizione, foto Roberto Masotti

“Quello che so sul metodo è che quando non lavoro certe volte credo di sapere qualcosa ma quando lavoro è abbastanza chiaro che non so niente”.
John Cage


Premessa

L’ Autore immagina di abitare[1] il suono dalla Casetta di composizione, dove Gustav Mahler a Dobbiaco “compose” nel primo decennio del Novecento, scegliendo, non arbitrariamente, questo luogo reale e immaginato come titolo di una rubrica che vuole essere un appuntamento continuativo e regolato dall’ispirazione e dall’umore di appunti e frammenti (di e per) la composizione come attitudine all’ascolto e al componere; un “mettere insieme” costruendo senso -con e- attraverso il suono; anche in sua assenza.


COME UN DIARIO
| Prima parte

Lunedì 14 luglio 2025

COMPORRE/COMPONERE = mettere insieme
(come combinazione degli elementi fra loro:
Klee-Boulez)

Cerco di descrivere alcune nuove composizioni solo a parole partendo da un titolo che è sempre la traduzione di un’immagine: idea descritta semplicemente a parole (e immaginando suoni). Come una “cartolina”: postcard technique dove descrivo un pezzo nella sua totalità/forma complessiva (come io lo immagino) sotto forma di scrittura simbolica, sintesi essenzialissima di un’idea (anche) poetica. Uso i colori per differenziare le voci e i timbri… i piani prospettici dell’ascolto.

Sono convinto che una tecnica possa derivare efficacemente specificatamente e solo da un metodo deduttivo/induttivo (per esempio penso a Ludwig Wittgenstein e al suo Tractatus Logico-Philosopicus) e dallo studio attento dell’opera e dei procedimenti messi in atto (come gioco) dall’opera-pensiero di Marcel Duchamp, intendendo così ogni idea compositiva come una semplice proposizione per una tecnica che io chiamo: proposizionale. In questo modo cerco di esercitare la scrittura e il pensiero in stretto rapporto di senso.

Martedì 15 luglio 2025

Scrive Pierre Boulez: “Principio della variazione è dedurre da una linea melodica semplice e dai contorni limitati alcuni elementi che sorgono da poli precisi che le girano attorno e l’ornano arricchendola, dandole più senso, prolungandone il tempo e lo spazio”.

Per esempio Paul Klee traccia una linea e poi l’abbellisce.

Proposizione #1: una linea per flauto solo. LINE(AE)
Un profilo melodico unitario dove i respiri determinano la forma/ritmo di una unica linea (quasi micro-tonale nelle intenzioni…) all’interno di un registro ristretto, lentamente mosso dal ppp al mp per movimenti d’aria e respiri: profilo d’estasi.

In luce
Dall’acuto (nel registro alto) sotto intendendo agli armonici una fondamentale occulta ma sentita. Di una seconda versione (o parte) con tam tam inteso come “spettro della fondamentale”.

Questo il disegno melodico:

 

La linea orizzontale (tempo) tenuta dal suono del tam tam mentre il disegno melodico si muove (e non si sviluppa) articolandosi per respiri “quasi soffiato” all’interno di un registro molto limitato nell’aria e dall’aria animato: come forma nel tempo.


Mercoledì 16 luglio 2025

“Lo spirito di uno strumento risiede all’interno di un intervallo”
Hauer

Ritorno a Rudolf Steiner al suo fondamentale testo: “L’essenza della musica” e leggo quanto scrive Hauer: “La musica è la trasposizione del movimento più intimo della vita in un gesto intervallare e ritmico”.

“All’interno dell’intervallo si trova non solamente l’essenza del timbro (il melos) ma anche quella del ritmo. L’essenza dell’intervallo è il movimento. L’intervallo è un gesto.
L’intervallo è un movimento di natura spirituale”.[2]

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Note:
[1] Nel senso del poeta Johann Christian Friedrich Hölderlin: abitare poeticamente la terra.
[2] Si tratta di citazioni tratte da “L’essence du musical” del compositore e teorico austriaco Josef Matthias Hauer, padre della dodecafonia e molto vicino al pensiero di Rudolf Steiner e dell’Antroposofia.

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Sergio Armaroli is a composer, percussionist, vibraphonist, teacher and total artist. His actions resonate through various artistic and musical fields, that of jazz being, perhaps, his most practised. He declares himself to be a painter, concrete percussionist, fragmentary poet and sound artist as well as founding his work “within the language of jazz and improvisation” as an "extension of the concept of art".