Non è semplice ottenere presenze musicali di rilievo nel paese in cui vivo, soprattutto quando si parla di free improvisation. Grazie al traino dell’associazione teatrale La Dramaturgie e del Montesacro festival la regola è stata sovvertita, probabilmente per la prima volta a Manfredonia in tema di concerti di libera improvvisazione; infatti, ieri il Caffé Bramanthe (1) ha ospitato il duo Mario Gabola e Ben Bennett, improvvisatori rigorosamente impegnati in una performance che è la quintessenza di una ricerca personale sul ‘suono’.
Di Gabola ho parlato su queste pagine in passato (gli abbonati della rivista possono leggere qui): è un sassofonista sui generis che si è concentrato su alcune aumentazioni possibili dello strumento nell’ottica di un ottenimento di plurime definizioni della ‘risonanza’ acustica e del feedback; per il concerto di Manfredonia Gabola ha riciclato una miriade di lattine che durante la performance vengono da lui inserite nella campana del sax, con le quali si confronta continuamente, saltuariamente aggiungendo in cima alle lattine stesse piccole molle o altri piccoli oggetti. L’obiettivo è cercare comportamenti instabili dei suoni, anche se questo significa restare sospesi sul suono per minuti rischiando l’incoscienza.
Bennett è invece un percussionista sui generis di Filadelfia che ha suonato con molti improvvisatori importanti tra cui Jack Wright e i due Rodrigues (qui la sua pagina bandcamp); il suo obiettivo è quello di ricavare nuovi suoni non solo dal drumset ma anche da oggetti (barattoli, archetti, piccole pietre, polistirolo, etc.) che opportunamente studiati dal lato sonoro possono dare risultati in termini di vibrazioni e risonanze: Ben suona seduto per terra, con un paio di tamburi, un woodblock e con tutta una serie di oggetti a ridosso della sua posizione, i quali vengono appoggiati spesso sulle membrane per trovare l’instabilità.
Si intuisce, quindi, che il duo è impostato verso la ricerca di un fremito improvvisativo che è il frutto della loro esperienza, sono tragitti particolari e distorsioni del suono rigorosamente inquadrate in una connessione ideale tra i due musicisti, qualcosa che la performance al Bramanthe ha apertamente confermato (qui un estratto).
Non sto qui a dilungarmi su tecniche, sull’enfasi di un certo riduzionismo o su quanto sia importante avere punti di riferimento per l’ascoltatore. I due musicisti hanno già un’intesa che le orecchie fini captano immediatamente. Bennett resterà ancora in Italia per un mese per una residenza a L’Aquila e con Gabola si materializzerà perciò anche una registrazione discografica utile per certificare lo spessore di questi concerti.
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Nota:
(1) Si ringrazia Gerardo Zino, proprietario del Caffé Bramanthe, per la piena disponibilità.






