“Quello che so sul metodo è che quando non lavoro certe volte credo di sapere qualcosa ma quando lavoro è abbastanza chiaro che non so niente”.
John Cage
Premessa
L’ Autore immagina di abitare[1]il suono dalla Casetta di composizione, dove Gustav Mahler a Dobbiaco “compose” nel primo decennio del Novecento, scegliendo, non arbitrariamente, questo luogo reale e immaginato come titolo di una rubrica che vuole essere un appuntamento continuativo e regolato dall’ispirazione e dall’umore di appunti e frammenti (di e per) la composizione come attitudine all’ascolto e al componere; un “mettere insieme” costruendo senso -con e- attraverso il suono; anche in sua assenza.
COME UN DIARO | Seconda parte
Solo dopo un lungo periodo di sospensione e di silenzio ritrovo il filo del discorso: il mio discorso (del mio proprio) in musica: davanti a me uno strumento come il vibrafono (che è il mio strumento) e la Percussione coma Categoria del Sonoro-Musicale quale attitudine e presenza nell’ascolto.
Riporto all’interno della mia rubrica ideale Casetta di composizione, al riparo, l’esperienza di tre giorni di concerti con David Toop in duo in particolare per il Festival Forlì Open Music a cui sono stato invitato da Ariele Monti animatore e direttore di una realtà viva e ricca di speranza per le sorti dell’ascolto e del dialogo tra noi umani.
Dunque, come un diario: descrivendo la difficoltà interiore del suonare nella presenza reale del Suono nella vita e non come costrutto artificiale o stile ma come unica possibilità di esistenza (perché la musica è una cosa seria ed è una questione -sempre- di vita e di morte).
Sabato 1 novembre 2025
… nel tardo pomeriggio mi ritrovo con mia moglie Francesca a Bertinoro, uno splendido e antico borgo medievale perfettamente conservato. Sono le cinque del pomeriggio e le ombre lunghe della sera di novembre cominciano a colonizzare la mia immaginazione. Davvero non ho idea di cosa suonerò e perché. Mi capita spesso di trovarmi in questa situazione e cerco appigli nel reale, mi aggrappo alle pietre che vedo, le antiche pietre calpestate dalle genti e non trovo la strada. Ho bisogno di tempo e di ri-trovare il gesto che mi riporti allo strumento e dallo strumento al suono. Attraverso archi d’ombra decidiamo di scendere (il borgo si trova in alto dominato da una Rocca che non vedo) e di avvicinarci a Fratta dove il Festival ha prenotato per noi una camera.
Dal buio del borgo medievale di Bertinoro mi avvicino al suono possibile da condividere con David Toop che incontrerò direttamente al sound check previsto per la giornata di domenica alle ore 14 presso la Fondazione Masini dove si terrà il concerto.

Rientrando in hotel leggo alcuni giornali e attraverso la scrittura di un mio disordinato “diario” cerco di tracciare un percorso di senso nell’improvvisazione all’interno della vita, in unità (… si tratta di vita e non di professione; di lavoro per la vita… e qui parlo dell’improvvisazione come presenza e necessità). La musica che intendo “mia” (ma chissà di chi è e da dove viene?) si libera di me e vive autonomamente, parallelamente al mio particolare, ora troppo nascosto perché intimo e privato (di cui in questa sede rendo partecipe il lettore): così vivo la mia musica, penso.
Spiritualmente legata alla vita e materialmente nella sua pratica quotidiana e costante e nel suo farsi cosa concreta: reale.
Domenica 2 novembre 2025
Cercando corrispondenze (Baudelaire).
Il suono è atto poetico.
Il gesto segue un pensiero che è intuito.
… con David Toop è tutto molto naturale e per questo funziona. Penso al mio vibrafono come estensione del mio pensiero musicale (voce complessiva che si estende dal Sonoro al Musicale: strumento per l’appunto… mi sorprendo a leggere gli scritti di Maurice Martenot ritrovando una modalità esecutiva parallela tra Les Ondes e il vibrafono in un continuo scambio di suggestioni e immaginazioni che nutrono il mio sentire, pensare e volere intrecciati in Unità d’esperienza).
All’interno della Percussione come Categoria del Sonoro-Musicale estendo dal vibrafono in se verso l’Oltre possibile sonoro: recuperando un’attitudine più complessiva e organica verso il mondo dei suoni TUTTI.
Si tratta in fondo di Un metodo per suonare (Giuseppe Chiari).
…innestato nella langue maternelle (anche del jazz, per esempio o di un immaginario contemporaneo: quello che vorremmo fosse una Nuova Musica!).
Il vibrafono preparato è il supporto reale delle mie immaginazioni sonore: concepisco allora la preparazione come un Catalogo (di oggetti-suono) delle mie possibilità attraverso un pensiero elettronico in atto; voglio dire: traduco una attitudine d’ascolto (debitore del Solfège di Pierre Schaeffer) in una intenzione, in un gesto di manipolazione sonora che mi avvicina al suono elettronico come noi lo percepiamo attraverso la macchina ma utilizzando semplici oggetti quotidiani secondo principi “ecologici” di essenzialità, semplicità e sostenibilità e in modalità analogica.
… i piccoli suoni, per esempio: sono tutti suoni a basso prezzo ma profondi, ricchi di spazio (per esempio: David suona le foglie e io lo seguo con il mio vibrafono ma non lo accompagno, integro le sue foglie alla mia concezione armonica e arricchisco la mia immaginazione e il mio ascolto).

[Nota: l’immagine fotografica di un vibrafono preparato con prospettiva eccedente come se fosse diretto verso luoghi inauditi ed inesplorati].
Anche con David Toop cerco di assimilare un comportamento e un modo di abitare i suoni attraverso lunghi silenzi e sguardi, ma insieme. Un approccio globale e unitario al suono.
Il sound check è molto breve e perfetto (la musica non è mai ripetizione ma PRESENZA).
L’improvvisazione è totale, sostenuta solo da un nastro (che ancora chiamiamo tape per motivi storico-filologici). Di fronte a me solo possibilità: il Catalogo! Il gesto è elemento unificatore nella sua duplice veste di gesto strumentale e gesto quotidiano (tra esecuzione, interpretazione, performance e vita: dove sono ora? Dentro la musica, nel sonoro? O fuori, nella vita?).
Portare con sé solo delle buone domande lasciando le risposte alla necessità del momento.
Questo per me è l’improvvisazione nel suo senso più proprio e “reale”.
Nella vita accade questo, giusto?

Lunedi 3 novembre 2025
David Toop mi suggerisce di cercare un collegamento tra John Cage e il vibrafono attraverso la categoria dei metalli (metal) con un innesto nel Gamelan dell’isola di Bali arrivando al vibrafono preparato.
John Cage non amava il vibrafono inteso come strumento neo-romantico, un “pianoforte” ridotto a luogo comune e forse di fronte a questi innesti avrebbe… ancora cercando corrispondenze.
Ritorno dallo strumento al pensiero compositivo e cerco di definire categorie sonore legate ai materiali: small sound(s), suoni naturali, legno, metallo, pelle… fino alla voce. All’aria che ci permette di vivere: al respiro che ci guida.
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Nota:
[1] Nel senso del poeta Johann Christian Friedrich Hölderlin: abitare poeticamente la terra.




