L’esigenza di trascrivere in qualche modo le parti di elettronica previste per una composizione è faccenda che ben presto occupò la mente dei compositori. Nella prima parte della seconda metà del novecento, epoca in cui la tendenza della musica si stava pian piano concentrando sull’analisi del ‘timbro’, i compositori sembravano incapaci di prendere risoluzioni efficaci per rappresentare quel parametro in una scrittura autonoma o integrata, ma in realtà erano già state pensate forme di notazione funzionale delle parti di elettronica; Karlheinz Stockhausen a Colonia dimostrò che la preoccupazione della notazione del ‘timbro’ era una questione secondaria e in fondo non assolutamente esaustiva di tutte le fasi che attengono ad una composizione elettronica o elettroacustica sia nella costruzione generale che nella prassi esecutiva: le manipolazioni delle apparecchiature (all’epoca filtri, oscillatori, etc.) nonché la programmazione dei suoni (la sintesi) potevano essere descritte con esattezza. Le esternazioni di azioni e processi






