
Viviamo in un’epoca in cui una considerevole quantità di persone nel mondo sembra rigettare uno dei principali cardini della società post seconda guerra mondiale: la libertà. Nella musica questo principio fu accolto con esortazione e candore, modellando il carattere di almeno un paio di generazioni di compositori. Gino Di Maggio sottolineava che “…il concetto di libertà, del suo uso o della sua ricerca, è un tema centrale che ha contraddistinto la ricerca delle avanguardie artistiche del secolo scorso, i cui esiti visivi o auditivi rimanevano il più delle volte misteriosi e inaccessibili al grande pubblico, mentre si palesavano in tutta la loro evidenza ed erano comprensibili la libertà d’azione degli autori, il loro coraggio e la determinazione nel cercare strade mai prima percorse…” (1). Di Maggio è uno degli ultimi capostipiti viventi di un filone artistico che ha avuto relazioni fortissime con le libertà artistiche, sviluppando nel campo





