Luigi Esposito: sulla pittografia musicale

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Folata di spazi mutevoli, per ogni soffio infranto d’ogni flauto (china e mista su carta, cm. 29,7X42), da Trittico delle dinamiche, 2019. Gentile concessione di Esposito.

Viviamo in un’epoca in cui una considerevole quantità di persone nel mondo sembra rigettare uno dei principali cardini della società post seconda guerra mondiale: la libertà. Nella musica questo principio fu accolto con esortazione e candore, modellando il carattere di almeno un paio di generazioni di compositori. Gino Di Maggio sottolineava che “…il concetto di libertà, del suo uso o della sua ricerca, è un tema centrale che ha contraddistinto la ricerca delle avanguardie artistiche del secolo scorso, i cui esiti visivi o auditivi rimanevano il più delle volte misteriosi e inaccessibili al grande pubblico, mentre si palesavano in tutta la loro evidenza ed erano comprensibili la libertà d’azione degli autori, il loro coraggio e la determinazione nel cercare strade mai prima percorse…” (1). Di Maggio è uno degli ultimi capostipiti viventi di un filone artistico che ha avuto relazioni fortissime con le libertà artistiche, sviluppando nel campo

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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He studied music, he wrote hundreads of essays and reviews of cds and books and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.