Domande non banali oggi vengono sottointese nel cosiddetto sound art, quell’ibrido in cui ci puoi trovare strumenti particolari, arte concettuale, rilievo dell’elettroacustico e delle arti visive e che una corretta definizione del termine dovrebbe insinuare come indagine empirica e fenomenologica delle possibilità del suono. Le domande si pongono allorché si intuisce che la strumentazione speciale non è mai diventata produzione musicale di massa e che si fa fatica ad individuare nella composizione un campo d’attrazione utile per sviluppare le tipicità di strumenti e concetti estetici così singolari.
Il Naturstudium III del percussionista e compositore spagnolo Luis Tabuenca sembra proprio voler smentire l’affermazione appena fatta. Allievo a S. Diego di Steven Schick, Tabuenca restituisce una filosofia compositiva sperimentale che è stata anche coltivata con progetti concludenti (le installazioni video e sonore, i laboratori di musica sperimentale a Barcellona,






