Chi conosce la musica di Osvaldo Coluccino sa dell’importante contributo che il compositore e poeta di Domodossola sta dando all’arricchimento di un aspetto sensitivo e micro-sottile della musica. Ho più volte rimarcato come Coluccino sia stato in grado di fornire una versione unica e molto vicina alla realtà della sostantivazione della ‘fragilità’ o del ‘flebile’, una traslazione musicale che non è solo frutto di un lavoro fatto su canali consolidati della teoria musicale (le intensità, le agogiche o gli indicatori multipli di piano e forte) ma anche su combinazioni di minuziose e parcellari tecniche non convenzionali. Attraverso la rappresentazione del ‘lieve’ Coluccino porta a noi una dote di visionaria e poetica ponderazione dell’interiorità umana.
Diade, ultima pubblicazione del compositore per Stradivarius, raccoglie duetti tra due strumenti scritti tra il 2002 e il 2011, alcuni dei quali erano






