25 anni fa Gianni Mimmo incise il suo primo album da solista al sax soprano. Si trattava di One Way Ticket. Sebbene Mimmo abbia registrato un altro solista nel 2015 (Further Consideration), mi preme sottolineare la distanza intercorsa tra lo storico One Way Ticket del 2005 e The Lonesome Thing, terzo solista pubblicato il mese scorso. Un primo elemento di giudizio sta nella considerazione dell’artista, poiché il Mimmo di One Way Ticket era un musicista che si stava facendo una reputazione tra i sassofonisti soprano italiani nell’ambito della seconda generazione degli improvvisatori; erano giorni di interesse verso le concettualità e la tecnica (in One Way Ticket Mimmo scelse di dare attenzione al tema del nomadismo, inteso in senso emotivo ed intellettuale, nonché alle tecniche estese) e importanti erano l’interpretazione e le conoscenze (da un lato Lacy e alcuni grandi del jazz, dall’altra Webern e la pittura). Quello di One Way Ticket fu quasi un atto formativo, propedeutico ad un percorso in cui tutte le aggettivazioni appena menzionate hanno trovato un loro spazio graduale, una profondità stimolante e condivisa con altri musicisti, talvolta anche molto differenti dal suo stile; nelle interviste Gianni ha sempre glissato sulla necessità di una registrazione in solo con il suo strumento preferito, lasciando tantissime testimonianze di queste sue capacità in assoli profusi nei concerti con l’unica eccezione di Further Considerations.
La pubblicazione di The Lonesome Thing domina una differente verità dell’ambiente musicale e del mondo che Gianni vuole intercettare: non c’era più bisogno di documentare il viaggio, la strada o le polisemie del Wasteland di Eliot, o condensare particolari visioni d’arte, quanto piuttosto quello di recuperare lucidità, entrare nell’intimità dello strumento e nella polisemia dei suoi spazi. E’ su questo concetto che Gianni ha finalmente avuto il tempo di concentrarsi dando alle stampe The Lonesome Thing, una raccolta di improvvisazioni libere che sono la conseguenza di spunti ‘infiltrati’ che Gianni ha sondato in una bella fetta del suo percorso artistico:
“…they are ideas and paths that often took shape in the middle of other sonic journeys: some were born during recordings for other projects, others in the calm of warm-ups between tour dates, others still while testing the acoustic of a venue before a concert…” (Mimmo, dalle liner notes).
L’evoluzione musicale di The Lonesome Thing ci mette di fronte ad un insieme di iniziative, con 7 pezzi dove troviamo 3 interpretazioni su brani dei settanta di Steve Lacy (dagli albums Esteem e Sidelines) ed una su Billy Strayhorn; Mimmo annulla l’idioma jazz, scende nei tempi, produce linee melodiche accattivanti, scale non simmetriche che cercano di stuzzicare gli acuti, escursioni del registro con produzione di armonici, sospensioni e velocizzazioni delle scansioni; tutti questi accorgimenti Gianni li chiama ‘contenitori preziosi’ o anche ‘piccoli astucci di me’. Nel concreto la ‘cosa solitaria’ di Mimmo è perciò improvvisazione intrisa di ‘classicismo’ o se volete di ‘modernismo’ musicale, qualcosa che verrebbe fuori da una combinazione tra Gershwin, Lacy e i sassofonisti di musica contemporanea, con una godibilità assoluta.
Come spesso accade Mimmo ha scelto un dipinto di suo gradimento nella cover del CD; ritorna Felice Casorati con ‘Le Piantine’, un’opera del 1921 attualmente custodita alla Casa Museo Palazzo Maffei a Verona: queste piante hanno grandi foglie verdi, con forme che prefigurano una loro docilità, ma allo stesso tempo nascondono in qualche modo una sagoma umana sullo sfondo con il braccio piegato mentre al centro emerge soprattutto una scultura, un busto facciale leggermente piegato, con un’espressione sospesa e pensierosa. Lo scopo di Casorati è di confondere le dimensioni, quella naturale e quella ‘umana’ immortalata nel busto, dove quest’ultimo arriva come un mistero da visionare, permettendoci di fantasticare con le interpretazioni. Mimmo cerca di raggiungere quel mistero, è un uomo solo che vibra con il suo soprano nella natura circostante, che mostra correlazioni inaspettate nello spazio di 41 minuti di musica.
Un’altra considerazione che mi piace sottolineare sulla rinnovata prospettiva artistica di Mimmo viene anche dalla reiterazione di un atteggiamento che avevamo conosciuto all’origine con One way ticket: questo lavoro fu per Mimmo l’inizio anche di un percorso discografico personalizzato e aperto (la nascita dell’etichetta Amirani da lui condotta per tanti anni) che poi si concluse un paio di anni fa con una chiusura inaspettata e con l’incertezza del ‘dove andare’. The Lonesome Thing è allora la rinascita, l’illuminazione nel buio, una sorta di ripresa del cammino, qualcosa che si è materializzata con la genesi di una nuova etichetta discografica, la Rosebud Relevant e un nuovo sito di zecca.
Questo disco è una perla!






