Nell’ambito della ricerca compositiva una delle sezioni più accattivanti è quella dedicata alla costruzione di nuovi strumenti con gestione delle inarmonicità. In Italia Verrando ha fatto scuola in materia seguendo le verità di un’investigazione che si fonda su una nuova concezione musicale (quella della nuova liuteria) concomitante con uno scenario tecnologico e filosofico. Su coordinate di questo tipo si muove Fabio Machiavelli (1993), giovane compositore che già da alcuni anni ha posto in essere una rilevante ed autonoma indagine che si colloca nell’ambito della musica di ricerca, con una particolare attenzione alla progettazione e costruzione di strumenti elettro-meccanici ibridi. La creazione di dispositivi sonori originali non rappresenta per lui un elemento accessorio, ma parte integrante del processo compositivo: gli strumenti, spesso autocostruiti, sono concepiti per esplorare possibilità timbriche e performative non convenzionali e per instaurare un rapporto dinamico tra gesto, materia sonora e tecnologia.
Nella sua musica Machiavelli pone in essere il disassemblaggio degli strumenti, le preparazioni, la cattura delle vibrazioni sonore, l’impatto sonoro dei materiali (il metallo delle corde, i suoni dei magneti o di oggetti risonanti, per esempio), l’adeguamento necessario dell’elettronica dal vivo. Ciò non disturba affatto l’impianto teorico soggiacente delle sue composizioni che sono universi
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