La musica cosiddetta contemporanea ha bisogno di ‘dimensioni’. Tutti i compositori ne cercano una o ne vogliono attuare una, spingendo su una visione estetica che può raccogliere drammaturgie, contemplazioni o semplicemente dinamiche strutturali in grado di fornire evocazioni sensoriali. Una ‘dimensione’ particolarmente centrata è quella del ciclo degli ‘Incanti’ del compositore Simone Movio, capillare indagine filosofica e musicale che costituisce il nucleo fondamentale della sua produzione; in passato ho approfondito quel ciclo anche con l’ausilio del compositore stesso e ho messo in rilievo l’influenza di una riflessione filosofica che tende a superare le normali percezioni sensoriali attraverso una scrittura che si fonda su una forte autorità del pensiero: con Movio si attua un principio metafisico che sorpassa la musica stessa dove l’incanto non è certo un maleficio ma piuttosto un’area di equilibrio, un posto dove trovare risposte. Per tutto questo potete andare a rileggere su queste pagine almeno un paio di articoli che lo riguardano (1), dove ci eravamo lasciati al XXV Incanto dell’autore.
Mi preme qui richiamare aggiornamenti del ciclo e soprattutto la bellezza dell’Incanto XXIX, per trio composto da voce, viola e pianoforte, un pezzo che ha avuto la sua anteprima nell’ambito della rassegna Sound of Wander 2024, curata dal MDI Ensemble a Milano. Movio ha chiamato in causa due elementi del MDI, Paolo






