Yongbom Lee: continuous deformation

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Il collegamento che la neuroscienza offre alla composizione musicale è qualcosa che stimola la ricerca. La storia della musica ci ha consegnato contesti specifici sull’argomento fin dagli anni sessanta, quando la sperimentazione ha cominciato ad affacciarsi prepotentemente su dispositivi medici e rilevatori di campi bioelettrici (1). Oggi ci sono alcuni gruppi di studio nel mondo che sono sempre più addentrati nell’esplorazione dei processi neurali e della loro possibile trasformazione in arte (compreso le strutture musicali), centri di eccellenza che riuniscono studiosi dell’ambito cognitivo, antropologi, filosofi e artisti per ottenere sinergie e risposte in merito alle loro ricerche. Un piccolo approdo di questa interazione è il Collettivo aiar, un ensemble interdisciplinare formato a Lipsia da due italiani e due sudcoreani, nelle funzioni di neuroscienziato (l’italiano Alessandro Braga), di scienziato cognitivo (il sudcoreano Harin Lee), di artista con competenze multidisciplinari (l’italiano Federico Murgia) e di compositore (il sudcoreano Yongbom Lee, classe 1987).

E’ di quest’ultimo che vi voglio parlare, perché è stata da pochissimo pubblicata una sua monografia

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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He studied music, he wrote hundreads of essays and reviews of cds and books and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.