Molti talenti italiani vanno all’estero. E’ un dato di fatto per la musica contemporanea che da anni non trova in Italia gli spazi giusti per rappresentare tutte le minoranze di qualità. Poi le cose si complicano quando la progettualità si espande alle altre arti.
In passato vi parlai di Maria Teresa Treccozzi (gli abbonati possono leggere qui), calabrese trapiantata in Germania, paese dove ha trovato un ambiente più fertile e ricettivo per i suoi progetti che spesso vanno oltre la composizione. Residente a Saarbrücken, Treccozzi si è specializzata in musica elettronica e la sua ricerca si è indirizzata verso la creazione di paesaggi sonori che trasformano gli spazi che li compongono in opere vive, spettacoli, installazioni o mostre performative con un tema e un’interazione con il pubblico. In F-Raum, Maria Teresa ha preso in esame la questione della femminilità nella nostra società con un progetto multimediale e performativo in cui l’ha esaminata “…non come l’opposto della mascolinità, ma come un campo fluido di tensione che permea identità, modelli di ruolo, fisicità, rapporti di potere e aspettative sociali...” (dalle note accompagnatrici dell’evento, traduzione dal tedesco). In una delle cinque postazioni previste da F-Raum venne sviluppato il tema della cultura, dell’integrazione e dell’identità linguistica raccogliendo in una ‘tenda acustica’ i visitatori, ai quali fu offerta un’immersione con gli argomenti attraverso un’installazione sonora in cui essi si ponevano in relazione con voci femminili, testimonianze di donne e campionamenti di suoni tali da sviluppare la memoria collettiva.
La parte del progetto di F-Raum è stata poi rivista per HörbarZelt, praticamente una tenda di suoni e voci in cui Treccozzi ha invitato un ensemble femminile di sole voci (il frauenensemble) ed ha inciso sul flusso uditivo degli ascoltatori della tenda componendo degli strati elettronici, raccogliendo testi di Edith Södergran e tante frasi sulle donne in lingue diverse, frasi che la compositrice deplora come ‘bullshit’. E’ su queste basi che si è sviluppato HörbarZelt II, il progetto immersivo di Treccozzi che sarà presentato domani al Prix de Musique QuattroPole 2026 dove è tra i 4 finalisti. L’installazione è stata montata a Metz e si configura come un proseguimento della postazione di F-Raum e soprattutto di HörbarZelt, di nuovo un luogo intimo ed autonomo dove Treccozzi fonde elementi musicali e visivi per ottenere un’esperienza multisensoriale; nella ‘tenda acustica’ ci sono due voci,
video ed elettronica spazializzata tramite dei piccoli altoparlanti, con l’immersione che ripropone il tema femminile prima menzionato. Treccozzi fa un gran lavoro sulla raccolta dei suoni, li prende da luoghi significativi o da racconti in cui le parole hanno un gran peso, anche gli oggetti che la circondano sono veicoli di un’identità acustica da prendere in considerazione.
Spero che ci saranno modi per provare le sensazioni che Treccozzi ha architettato nel suo progetto. Le posso solo augurare la vittoria per Metz e tanto bene per il suo cammino di compositrice.






