Fondato nel 2001 come l’ensemble ufficiale della Biennale di Musica di Zagabria, il Cantus Ansambl è il fiore all’occhiello della musica contemporanea in Croazia. Diretto artisticamente da Berislav Šipuš, un ex ministro della Cultura croato, l’ensemble ha esplorato in lungo e largo i linguaggi del secondo novecento e di questa prima parte del nuovo secolo, dando esecuzioni a centinaia di opere. Il Cantus Ansambl ha una rilevanza internazionale tant’è che il ciclo dei concerti da loro organizzati è qualcosa che ha un eco in tutto il mondo e spinge i compositori stessi ad avvicinarsi alle loro promozioni. Per la stagione 2025/2026, l’ensemble ha preparato un programma musicale che permette una connessione non solo con il mondo compositivo croato (sia quello giovane che quello affermato) ma anche con altri paesi con i quali è in evidente contatto di preferenza (Polonia, Svezia, Germania, Austria, Canada, Slovenia, etc.); un rapporto particolare lo nutre con la composizione italiana, la quale sarà presente in un concerto della nuova stagione il 27 aprile con pezzi di Manzoni, Sani, Valentini, Abate, Filotei, Coral.
Ma l’interesse maggiore del concerto appena menzionato è la prima mondiale di Ventre, un concerto per violino e 17 strumenti composto da Gaia Aloisi, che vedrà Sara Mazzarotto come solista al violino e Irvine Arditti come primo violino e maestro concertatore. Commissione del Cantus Ansambl, con direzione di Šipuš, il pezzo di Aloisi è il frutto di una lunga collaborazione con la brava violinista italiana, un impegno che si è riversato sia sulla scrittura che sull’interpretazione. La sala del Vatroslav Lisinski Concert Hall di Zagabria beneficierà di questa nuova opera.
Ho chiesto alla compositrice di spiegarci il suo progetto in anteprima per i lettori di PM, attraverso qualche quesito.
EG: Ciao Gaia e complimenti per questa interessantissima prima assoluta. Da cosa prende ispirazione Ventre e come si è materializzata la tua collaborazione con Mazzarotto?
GA: Ti ringrazio molto. Ventre è un titolo che per me ha un valore quasi programmatico: rimanda a uno spazio interno, germinale, al luogo in cui qualcosa prende forma prima ancora di dichiararsi pienamente; lo intendo quasi






