Accogliere in un museo la musica di un compositore o musicista è un evento che conferma una legittimazione artistica. Che sia un genere popolare o di nicchia, la musica si eleva da semplice intrattenimento a forma d’arte coerente con le discipline pittoriche o scultoree. E’ quanto avvenuto anche per il jazz con George Wein e il suo sestetto nel 1960 al MoMA, atto di rottura che permise ai visitatori del museo di ascoltare musica girando tra le sculture di Rodin o Moore, e poco dopo al quintetto di Bud Freeman che musicalmente già costituiva un avanzamento, l’atto di consacrazione del free jazz e di una certa sperimentazione che prendeva forma nelle prestigiose istituzioni dell’arte più canonica.
Per Cecil Taylor non tardò molto ad arrivare quel momento di ‘comunione’: il






