23 Aprile 2016: l’ultimo concerto di Cecil Taylor con la New Unit

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Accogliere in un museo la musica di un compositore o musicista è un evento che conferma una legittimazione artistica. Che sia un genere popolare o di nicchia, la musica si eleva da semplice intrattenimento a forma d’arte coerente con le discipline pittoriche o scultoree. E’ quanto avvenuto anche per il jazz con George Wein e il suo sestetto nel 1960 al MoMA, atto di rottura che permise ai visitatori del museo di ascoltare musica girando tra le sculture di Rodin o Moore, e poco dopo al quintetto di Bud Freeman che musicalmente già costituiva un avanzamento, l’atto di consacrazione del free jazz e di una certa sperimentazione che prendeva forma nelle prestigiose istituzioni dell’arte più canonica.
Per Cecil Taylor non tardò molto ad arrivare quel momento di ‘comunione’: il

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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He studied music, he wrote hundreads of essays and reviews of cds and books and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.