Può la musica seguire l’evoluzione fisica dei fenomeni che circondano i processi naturali? E’ certamente una domanda che si sarà fatto Carlo Elia Praderio (1993), compositore che sta impostando la sua ricerca sonora in un’area ben precisa ed estremamente collegata alla materia e al tattile. Con Praderio la risposta al quesito prima menzionato prende consistenza, in virtù di un transfer uditivo che il compositore ha dentro di sé come personale patrimonio: se andate ad esaminare le note di accompagnamento ai suoi pezzi vi accorgerete di come egli parli molto spesso di ‘contatto’, di ‘attrito’, di ‘pressione’, tutti concetti che vengono da un ascolto profondo dei suoni della geologia o della materia considerata sotto ogni forma. Esplorare la resistenza dei materiali degli strumenti significa chiedere agli esecutori un vero






