Pochi dubbi si possono nutrire sulla valenza artistica di Nicholas Isherwood, basso e baritono franco-americano che ha avuto un ruolo importante nella storia della vocalità contemporanea e del canto non convenzionale. Per anni a Isherwood è stato riservato un repertorio specifico e difficile che ha fatto tesoro delle sue qualità, circostanza che lo ha visto impegnato come cantante e come ambasciatore di un’area di valorizzazione del canto poi sfociata in attività di collaborazioni con istituzioni pubbliche e private, in concerti, conferenze e workshop, in relazioni di particolar pregio intrattenute nei luoghi in cui la voce e il canto vengono studiate come nuclei della ricerca sonora.
Uno dei progetti più riusciti di Isherwood è stato quello itinerante di ‘The Electric Voice‘, focalizzato sull’interazione della voce con la musica elettronica. Sotto questa nomenclatura si nasconde un viaggio musicale attraverso diverse città del mondo, una rete di rapporti con i dipartimenti di musica e di elettronica di università e conservatori di diversi paesi che si finalizza con nuovi palinsesti e pezzi che i compositori (assieme ai programmatori o ai designer del suono) scrivono per lui.
In questi giorni è scattata la nona edizione di questo tour






