Giulia Zaniboni: lirismo, lamentazioni, decostruzioni e folk songs

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©Daniotti_Giulia Zaniboni_1

Inutile ribadire che il percorso artistico di un cantante non convenzionale passa attraverso difficoltà tecniche e rischi di impopolarità. L’approccio deve seguire vie traverse che vanno oltre le estetiche dei modelli di canto riconosciuti, con una spinta verso le tecniche estese, verso una decodifica condivisa della creazione, verso una rilettura del sistema delle partiture riempita di simboli personalizzati e soprattutto verso una gestione del palco totalmente differente, dove performance e azioni concludenti si distinguono per la loro complessità cognitiva. In verità, la storia recente ci insegna che molti cantanti o esploratori della voce umana hanno seguito percorsi ibridi, senza rinunciare alle rassicurazioni del canto lirico o della canzone popolare, tenendo ben presente che già 70 anni fa compositori come Luciano Berio con sua moglie Cathy Berberian avevano implicitamente aperto le porte concettuali della versatilità in tecnica e genere musicale dei cantanti.

Una cantante che ha accettato le instabilità del canto contemporaneo secondo questi schemi è Giulia Zaniboni. Classe 1987, soprano, Zaniboni si è formata in canto lirico e musicologia a Parma studiando con alcune delle interpreti vocali più apprezzate in Europa (Caiello, Michel-Dansac) e pian piano sta diventando una presenza fissa nei più importanti festival di musica del polmone europeo della musica contemporanea (quello che dovrebbe includere Francia, Germania, Svizzera, Austria e Italia del Nord); da alcuni anni Zaniboni ha fatto un salto di qualità verso la ricerca e si è resa interprete fondamentale di opere in cui l’espressione, la performance teatrale o concettuale sono elementi catodici per la comprensione dei sottili significati che le opere si portano dietro. Di fianco al belcanto tradizionale Giulia si è resa disponibile per un repertorio vocale in cui le emissioni sono destrutturazioni potenti, lavorazioni espressive minate dallo Sprechgesang e dalla microtonalità, oppure in alcuni casi versatili imitazioni speculative, in un’area di esplorazione oramai divenuta ampia e piena di interpretazioni eccellenti: tra le cose recenti penso per esempio ai pezzi di Furrer (con il quale Zaniboni ha avuto anche un periodo di studio e di collaborazione), agli standard vocali inestimabili di Aperghis o all’Instrumental Freak Show di Giovanni Verrando. In tutti i casi si notano le capacità di Zaniboni, in grado di impressionare con la sua voce anche senza microfoni, capace di gestire partiture difficilissime e piene di cambi di registro, frammentazioni, concentrazione sulla gestione del canto e della voce, gestione del silenzio e del sentiment teatrale in grado di dare

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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He studied music, he wrote hundreads of essays and reviews of cds and books and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.