Idiomi e idioti

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La free improvisation riesce a suscitare riflessioni anche nell’epoca degli ‘standard’. Come tutta la musica d’avanguardia e sperimentale del post seconda guerra mondiale, anche la free improvisation sta vivendo un paradosso radicale, poiché pur essendo nata come musica di rottura 60 anni fa oggi sembra essere diventata una materia accademica, con testi a supporto e codici di comportamento. Tra generi musicali fantoccio, algoritmi e tanta superficialità nell’ascolto musicale, la free improvisation sta affrontando da molto tempo una lotta con la sua identità e con un’audience sempre più selettiva poiché estensioni degli strumenti, preparazioni, microtonalità, silenzi funzionali e rumoristica ci dicono che l’improvvisatore non sta ricreando un linguaggio dal nulla, ma interviene in un’area che è ben nota, con un proprio bagaglio musicale che l’audience specializzata si aspetta di sentire.

Di

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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He studied music, he wrote hundreads of essays and reviews of cds and books and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.