E’ un bel traguardo quello che festeggia i 10 anni di vita del progetto LUNASON di Domenico Melchiorre. Il 19 settembre a Basilea (qui il palinsesto della celebrazione), il fondatore di LUNASON inaugurerà un nuovo spazio-studio che sorreggerà l’ampliamento delle attività e le linee congetturali sulla formazione di nuovi strumenti del marchio. Il progetto innovativo di Melchiorre dedicato allo sviluppo e alla creazione di strumenti musicali d’avanguardia sarà incensato a Basilea con molti invitati in una giornata che vedrà combinare presentazioni artistiche, approfondimenti del lavoro di Melchiorre, networking e conversazioni che riprenderanno la storia del marchio con l’occhio rivolto al futuro.
La storia di LUNASON affonda le sue radici in un legame familiare e in una profonda insoddisfazione per i limiti acustici della musica contemporanea. Domenico iniziò a costruire piccoli accessori e strumenti a percussione con suo padre Nicola, le basi di un artigianato sperimentale che è stato utile per conoscere i materiali; quando Domenico si recò a Friburgo per gli studi accademici notò un paradosso, ossia che mentre la musica elettronica si stava espandendo verso suoni infiniti e spettri mai considerati, quella acustica restava intrappolata nei limiti fisici degli strumenti tradizionali non essendo in grado di andare oltre la rappresentazione degli spettri sonori riconducibili allo strumento stesso (le tecniche estensive e le preparazioni possono creare inarmonicità e nuovi spettri ma tutto si inquadrava sempre nei materiali finiti dello strumento). Melchiorre capì che si poteva allargare lo spettro sonoro acustico creando strumenti completamente nuovi e il nome LUNASON viene da un concetto di purezza del suono, ancestrale, riflesso di atmosfere lunari, ‘suono vivo’: il primo prototipo della serie fu battezzato in onore del padre Nicola con il nome di nicophone, strumento metasonico costituito da lamelle metalliche disposte su tubi quadri, caratterizzato da un suono morbido, brillante e pieno di sfumature microtonali. Poi, pian piano, l’evoluzione della qualità si è unita alla consulenza ingegneristica, un laboratorio che cominciò a sperimentare sulle leghe metalliche e sulle tecnologie industriali e digitali: sono venuti fuori altri strumenti a percussione come i Sixxen e il Pyrablocks, strumenti che generano rispettivamente vibrazioni soffuse e interferenti e particolari effetti di glissando e poi i Gaiabells, che producono risonanze metalliche dolci o stridenti; una rivisitazione dei cordofoni ha portato alla creazione di Desmophone e Bassdesmophone, strumenti a due corde capaci di fornire bassi profondi, lunghi riverberi e risonanze, esacerbando gli ipertoni.

L’appuntamento di Basilea porterà linfa al Violino in metallo, strumento che si distingue per l’incredibile spettro di armonici che porta con sé:
“…il corpo del violino è realizzato in metallo sottile. La tastiera è in ebano e la struttura in fibra di carbonio. Il violino ha un suono unico. Il suo suono naturale, prodotto puramente strumentale, a volte sembra quasi modificato elettronicamente...” (note allo strumento tratte dal sito Lunason, mia traduzione).
In questa bell’avventura di Melchiorre, che nel frattempo è diventato il timpanista solista della Sinfonieorchester Basel, un posto essenziale lo detiene il compositore Francesco Maria Paradiso, che ha assunto ben presto il ruolo di teorico e partner accademico/didattico del progetto: Paradiso ha utilizzato gli strumenti, ne ha riconosciuto il potenziale, ha scritto composizioni, ha curato saggi e lezioni musicologiche sugli strumenti creati da Melchiorre. Una descrizione infallibile delle possibilità degli strumenti LUNASON assieme ad uno sfondo teorico concludente sono le considerazioni del suo manifesto. Qui, di seguito, lo riporto integralmente.
Il CORPO SOLIDO DEL SUONO
LUNASON. Il SUONO VIVO
I suoni Lunason sono suoni Anti-accademici!
Emessi dagli strumenti a percussione concepiti da Domenico Melchiorre, sono la migliore transizione contemporanea verso la musica a sonorità integrale di un Presente che è già Futuro. Qualsiasi suono è accettabile all’orecchio di colui che compone musica per strumenti a percussione; come chiunque esplori, nei limiti del possibile, il campo sonoro «non-musicale» messo al bando dall’Accademia: i suoni del mondo.
I metodi di scrittura per le percussioni Lunason non hanno più come meta ultima la struttura ritmica di una composizione, ma il ritrovare il contatto umano con la «natura del suono».
Uno strumento Lunason è metallo o legno che diviene altro da sé e ciò grazie alla consapevole padronanza tecnica di Domenico Melchiorre: musicista, percussionista, oggi liutaio.
Metalli informati, lavorati, plasmati, scolpiti, sconvolti, torturati, infine incatenati ad un ”supporto” e cromati, divengono strumenti in grado di suonare vibrando; divengono canto, armonia, fenomeno della percezione sonora; raccontano un ritmo ed uno spazio, sono spettro sonoro puro. Sono energia, direzione, relazione fra parti.
I Lunason: evoluzioni d’antiche buche battute, di strumenti a pestamento, di bastoni a percussione, tubi, tamburi e raschiatoi. Sono strumenti musicali dal design originale; oggetti ed utensili che hanno cambiato la loro vita e funzione. Col tempo sono diventati strumenti del suono. Testimoni della bellezza e maestrìa dello stesso, materia che canta, suono vivo.
I Nicophone, Pyrablock, Kawaphone, Sixxen, Spica, Gaiabells, Bassdesmophone e tutti i tipi di Lunason che verrano – sono «Persone». Soggetti di un agire, di un saper fare.
Sono «Creatori della vita del suono», esseri animati e pensati, costituiti da leghe speciali; da materia di per sé povera, resa preziosa dal lavoro che l’ha deformata, tormentata, straziata. Creazioni uniche, fatte ad arte per musicisti ed ascoltatori.
Sono «Oggetti meravigliosi» e gli esseri umani veri e propri, che dagli strumenti traggono i
mondi sonori, sono loro «appendici».
Sono «Oggetti d’indagine acustica, fisica, matematica, musicologica», universali dell’esperienza sonora, simboli di una antropologia in cui natura e cultura si compenetrano
reciprocamente.
Gli strumenti Lunason, dunque, sono «bene culturale». Oggetti che, come ogni strumento musicale, rinviano ad una relazione che il musicista cerca di stabilire fra sé e la materia sonora da egli direttamente manipolata, nella sua fisicità. Attingono a diversi ambiti del sapere umano: archeologia, filosofia, fisica e ingegneria, geografia, iconologia, paleoantropologia, psicologia, religione, sociologia e storia.
Questi strumenti del «far musica» sono anzitutto un bene-soggetto, prodotto vivo di Domenico Melchiorre, raffinato artigiano, costruttore e teorico. Sono anche bene-oggetto, «oggetti nobili», da conservare e analizzare nel contesto di studi specifici e di istituzioni musicali.
Il timpanista Domenico Melchiorre è capace di intrattenere relazioni durature con diverse figure professionali in ambito musicale. La nostra collaborazione, solida da più di vent’anni, non esclude il suo confrontarsi con tanti ed abili musicisti, una dedizione e studio costanti.
Gli strumenti Lunason sono segni di civiltà e di una società che cambia. Essa è giunta al limite estremo di una saturazione storica irta di contraddizioni, chiusa nel dominio assoluto della tecnica. I Lunason sono miniere di informazioni, anche in senso estetico, come sanno coloro che han colto il fascino di un approccio iconologico ed iconografico all’organologia.
Attraverso tali strumenti musicali, ci si può soffermare sulla loro presenza nell’immaginario poetico dell’ascoltatore; sottolineano il valore cognitivo e simbolico che assume lo strumento stesso se accolto ad emblema dell’arcana rispondenza tra la forma e il suono.
Essi aprono varchi alla percezione uditiva, ampliandola, sino a far ritrovare la ricchezza originaria del mondo sonoro, un universo infinito di suoni che si dilata, quello che potremmo chiamare l’Ur-Ton-Welt. Hanno un carattere specifico, che enfatizza il tratto poetico potenzialmente emanato da uno strumento musicale: origine del linguaggio musicale e mistero della creazione d’arte.
Come, con saggezza, scriveva John Cage: «La percussione è tutta aperture. Non solo è illimitata. E’ infinita. Non ha niente a che fare con gli archi, coi legni o con gli ottoni (sto pensando agli strumenti delle orchestre), anche se questi strumenti, quando volano via da quella stia per polli che è l’armonia, due o tre cose le potrebbero imparare, dalla percussione. Quando non si ascolta per «ascoltare musica» è in modo percussivo che si sentono, l’uno dopo l’altro, i suoni reali. Questo dovunque, in casa e fuori, in città e fuori città. Su questo pianeta soltanto? » (1).
Francesco Maria Paradiso, Milano 2020
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Naturalmente Paradiso sarà anche lui a Basilea. Inutile ribadire che oltre a Melchiorre e Paradiso, è nato un repertorio per questi strumenti, un ensemble dedicato (DeciBells), gli strumenti sono diventati oggetto di composizione (penso ad Azzan e ai percussionisti di RePercussion Trio, per esempio), si è avuta un’integrazione in festival internazionali e produzioni cinematografiche (Airë). A Basilea saranno presenti anche il percussionista Fritz Hauser, il direttore d’orchestra David Philip Helfti e il contrabbassista Stefan Preyer, tutti legati per visione o per collaborazione con Melchiorre.
Ho posto una domanda a Melchiorre ed una a Paradiso per l’occasione di questo articolo. A Melchiorre ho chiesto quali sono le sfide in termini economici e produttivi per la costruzione di questi strumenti, mentre a Paradiso ho chiesto di specificare brevemente le caratteristiche del violino in metallo e le sue varianti, nonché un cenno sulle nuove opere (nicophone, double bass).
DM: La sfida principale è trasformare una ricerca sperimentale in strumenti realmente suonabili, affidabili e riproducibili, senza perdere ciò che li rende speciali. Ogni nuovo strumento nasce attraverso numerosi prototipi: lavoriamo sulle forme, sui materiali, sugli spessori, sulle tensioni e sui sistemi di risonanza, spesso insieme a ingegneri, artigiani e aziende specializzate. Questo significa che lo sviluppo richiede molto tempo e che, soprattutto nelle prime fasi, i costi possono essere elevati.
Un’altra difficoltà è legata alle quantità. LUNASON non produce strumenti in grandi serie industriali: lavoriamo ancora con numeri relativamente piccoli e con componenti che, in molti casi, devono essere realizzati appositamente per noi. Metalli particolari, lavorazioni di precisione, saldature, elementi in fibra di carbonio, parti meccaniche o soluzioni costruttive non standard incidono inevitabilmente sui costi.
Per me, però, è fondamentale non partire dal prezzo per decidere come deve essere uno strumento. Il punto di partenza deve rimanere il suono. Prima cerchiamo la soluzione acustica che ci interessa, poi lavoriamo per renderla tecnicamente più semplice, stabile e sostenibile dal punto di vista produttivo.
La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: creare una struttura che permetta a LUNASON di passare sempre più dalla fase del prototipo a una produzione professionale in piccole serie, mantenendo però la libertà di continuare a fare ricerca. Il nuovo studio di Basilea rappresenta anche questo passaggio: non soltanto uno spazio dove presentare gli strumenti, ma un luogo nel quale sviluppo, costruzione, sperimentazione musicale e dialogo con compositori e interpreti possano convivere.

FMP: Il violino di metallo appartiene alla famiglia dei Cordofoni LUNASON: ‘Strumenti Metasonici’ (Metasonic Instruments). Del violino di tradizione ha ripreso l’accordatura e le dimensioni. L’acciaio particolare utilizzato per la costruzione delle cassa armonica – un acciaio per molle (Federstahl), molto sottile – determina nel violino Lunason comportamenti molto particolari e insieme una straordinaria ricchezza dello spettro armonico.
In generale, tutti i sistemi sonori LUNASON, ossia gli strumenti e in particolare i cordofoni metasonici, stimolano porzioni di armoniche e/o di parziali diverse dalle solite. Lo spettro si estende al di là, oltre quello tradizionale degli strumenti in legno. I materiali costruttivi (l’acciaio e le speciali leghe metalliche per le casse, l’ebano per le tastiere, la fibra di carbonio per le strutture, eccetera) insieme ai diversi e particolari modi di vibrazione creano, come per tutti i Lunason, l’inconfondibile identità timbrica dei cordofoni in metallo: Violino, Viola, Cello, Contrabbasso, Desmophone e Bassdesmophone.
Il violino, come gli altri ‘a corde’, possono essere collegati a risuonatori acustici tramite trasduttori di vibrazione. I risuonatori – progettati appositamente in varie forme dimensioni e materiali – ampliano la voce dello strumento creando una rete – ‘invisibile’, di sistemi di diffusione per differenti proiezioni (propagazioni interdimensionali) delle varie qualità timbriche nello spazio acustico realizzato con i risuonatori Lunason.
Riguardo la pratica strumentale, il violino, come tutta la famiglia dei LUNASON, richiede una conoscenza della risposta specifica dello strumento. Sollecita, dunque, anche se in parte, dei modi di suonare differenti da quelli di tradizione. Il vibrato ad esempio. Sul violino in legno, il vibrato veloce anche molto rapido è praticabile. Sul nostro violino il vibrato ampio, molto ampio, tendenzialmente più lento, risulta d’effetto migliore e più apprezzabile. Se il movimento sulla corda diventasse troppo rapido potrebbero emergere, come accade, sonorità wolf-like, simili a ‘Wolf tones’. Sono effetti molto attraenti, musicalmente interessanti, ma che dimostrano la necessita, com’è naturale, di una prassi strumentale da rinnovare per conoscere e imparare la risposta propria dei nostri strumenti.
Questo è, credo, uno dei punti davvero interessanti della nostra ricerca e che riguarda sia la liuteria sperimentale sia la filosofia del strumenti musicali realizzati con strumenti non convenzionali – ‘anti-accademici’. L’obiettivo non è, semplicemente, replicare la voce violino di legno, o della tradizione, ma permettere al metallo di scoprire la propria. Il violino di metallo nasce per esplorare un nuovo paradigma sia acustico sia espressivo. Noi consegnamo all’esecutore la possibilità di un nuovo rapporto con lo strumento. E con ciò, noi costruiamo per conoscere. Per aprire l’esecuzione e l’ascolto ad uno spettro sonoro e armonico, ma anche inarmonico – e ciò accade nelle percussioni Lunason: dal Nicophone al Metaphone passando per i Sixxen e i Kawaphone – estremamente ampio.
Per i lettori di ‘Percorsi musicali’ e per testimonianza della nostra liuteria, offriamo alcuni disegni tecnici che dimostrano i diversi aspetti e le parti del violino Lunason (2). Una documentazione, per altro, che accompagna ciascuno degli strumenti Lunason. Per il violino, in stretto e continuo dialogo con noi, ha collaborato il maestro liutaio Michael Bossard. La realizzazione dello strumento è opera di B&T – Bürcki & Trächslin – Metallbau GmbH, Bennwill (CH). Il violino che ascolteremo suonato da Yi-Fang Huang, violinista della Orchestra Sinfonica di Basilea, in occasione dei 10 YEARS LUNASON, l’apertura dei Lunason Studios e l’avvio delle Lunason Edition, il 19 settembre prossimo, è ormai la versione 5.0 – la quinta dello strumento.
Una nota riguardo l’archetto. Abbiamo scoperto, passo a passo, che è molto utile un archetto piuttosto rigido, stabile e con un’ottima presa sulla corda. Archetti con caratteristiche differenti non permettono di sfruttare pienamente la risposta dello strumento. Il comportamento meccanico dell’archetto, il modo in cui riesce a “prendere” la corda (il motore della produzione sonora) più che il suo materiale, è fondamentale. Nonostante la costruzione in metallo, il nostro violino conserva il peso di uno in legno: 480 grammi, ca. Il violinista può imbracciarlo e utilizzarlo in maniera del tutto naturale.
Nel confronto con lo strumento di tradizione, la voce del violino di metallo, senza risuonatore, risulta più chiara, luminosa, forte, molto presente. Dimostra una notevole proiezione sonora e produce, contemporaneamente, una maggiore quantità di armonici che agiscono e reagiscono in modo molto differente nelle varie fasi dell’inviluppo del suono. Gli armonici (flageolet) emergono con una presenza e una forza molto marcate. Il violino LUNASON, in generale, favorisce la pratica sia degli armonici sia delle zone di instabilità, come anche di tutte le varie qualità di timbri che si producono fra il suono ordinario (la nota) e il rumore. Il nostro violino metasonico ha un timbro diretto, potente, ricchissimo di armonici. Pubblicheremo, anche sul nuovo sito del marchio, come già per i Sixxen, uno studio esatto e approfondito e ciò per documentare in modo sistematico, costruzione, sviluppo, analisi acustiche e spettrali dello strumento, e anche, naturalmente, le nuove e diverse tecniche esecutive che man mano si scoprono e si fisseranno nelle ‘scritture’ e nelle composizioni musicali delle prossime Lunason Edition.
Come agli inizi, vent’anni addietro, insieme a Domenico e il papà Nicola, lavorammo per selezionare decine di materiali, di forme e di sonorità costruendo una struttura che li contenesse: l‘Albero sonoro’ (Der Klang Baum) – con Domenico vi abbiamo composto ed eseguito Spazio Veneziano, testo di Luigi Nono. Una libreria di campioni sonori fatta di centinaia di timbri e decine di modi d’attacco che registrammo negli studi dell’ICST (Institute for Computer music and Sound Technology, Zurigo) traducendo la fisicità del metallo e i suoni del lavoro meccanico-motoristico in timbri. Oggi, a distanza di due decenni, con le Lunason Edition, lavoreremo a selezionare lingue, ‘scritture’ musicali e sonore, come già idee e fenomeni che siano espressivi, poetici e di ricerca, per riflettere su una nuova fase artistica. Su un pensiero inter-dimensionale che intrecci la tecnologia, l’elettronica e le sua enorme potenza di innovazione universalistica, con le nuove espressioni e i modi di pensare il suono. I Lunason Studios oggi, permetteranno di programmare eventi e occasioni per fondare un pubblico di ascoltatori e spettatori. E ciò, per agire a ricreare quel doppio movimento, fondamentale: dal compositore all’ascoltatore e dall’ascoltatore, e vi includo gli studiosi, gli amatori e cosi via, verso i compositori e/o gli inventori di situazioni sonore, di mezzi, di strumenti.
«Il nostro alfabeto musicale deve arricchirsi. Abbiamo anche un disperato bisogno di nuovi strumenti»(3).
Lo dichiarava sul ‘New York Telegraph’ del marzo 1916 Edgard Varése.
A un secolo di distanza da quella dichiarazione, il progetto LUNASON fondato da Domenico raccoglie il testimone di Varése, continuando ad espandere i confini dell’ascolto, dell’alfabeto acustico, musicale e sonoro, e della liuteria contemporanea.
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Nota:
(1) citaz. John Cage, New York City, agosto 1989
(2) Puoi vedere questi disegni aprendo questi link A e B.
(3) Edgard Varèse, intervista ‘New York Telegraph’ marzo 1916, in “Il suono organizzato” p. 37, in Fernand Ouelette, Edgard Varése, Seghers, Paris 1966, pp. 55-56.






