Paul Dunmall e il jazz inglese

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Source https://www.flickr.com/photos/jazztourist/5535683915/ Author Andy Newcombe, Creative Commons Attribution 2.0 Generic license, no change was made

 

Tra gli ultimi lavori del sassofonista inglese Paul Dunmall che son riuscito ad ascoltare, data l’elevata media discografica che porta avanti negli ultimi sette-otto anni, vi propongo di ascoltare un album che sicuramente sta nelle perfomance discografiche migliori dell’artista britannico. Parlo di “Ancient and future airs” (Clean Feed 2009), in un neonato quartetto formato con Tony Malaby al sassofono, Mark Helias al basso e Kevin Norton alla batteria e vibrafono.
Paul Dunmall fa parte di quella generazione di improvvisatori europei che ha cercato di sviluppare uno dei percorsi finali di John Coltrane in merito alle possibilità di integrazione dell’improvvisazione libera con le tematiche di una grande band o addirittura di un’orchestra. Il jazz inglese ha avuto la sua vera iniziazione alla fine degli anni sessanta, quando gli insegnamenti di Miles Davis di “Bitches Brew” e quelli di Coltrane post “Ascension”, costituirono un incipit iniziale che poteva essere accoppiato con le specificità britanniche: in quegli anni, i musicisti inglesi del jazz erano preda di un forte evoluzione nel campo del blues: il rinnovo del genere marchiò un periodo di sonorità incrociate che costituivano una buona fetta del repertorio di Alexis Korner, Long John Baldry e soprattutto di John Mayall; Dunmall fece proprio le sue prime apparazioni discografiche con il bluesman John Guitar Watson, ma la verità è che in Inghilterra stavano maturando il movimento progressivo, una nuova concezione musicale che sembrava avesse scelto la sua sede ideale in un paese di 55mila abitanti circa del Kent, a sud dell’Inghilterra; il Canterbury sound (Soft Machine, Gong, Ayers, ecc.) oltre alle strutture musicali di rock, bizzaria e dadaismo, si caratterizzava anche per le collusioni tipiche del free jazz americano.
Inoltre non si deve dimenticare che comunque l’Inghilterra mostrava un pubblico preparato per la musica colta e nell’ambito classico si fregiava dei benemeriti ottenuti per la sua letteratura musicale di tipo concertistico; sarà proprio la dimensione orchestrale la nuova direzione che i nuovi musicisti inglesi prenderanno (si pensi ad esempio alla Spontaneous Music Ensemble o alla London Jazz Composers Orchestra, vere e proprie istituzione del jazz e della libera improvvisazione da cui nasceranno artisti di particolare peso creativo come Derek Bailey, Evan Parker, Paul Rutherford e tantissimi altri. Dunmall stesso parteciperà all’album “Theoria” di Barry Guy del 1991.
Dunmall comunque è salito agli onori della critica musicale grazie ad uno dei gruppi maggiori del pianista Keith Tippet, altro pionere del jazz-rock inglese, nei “Mujician”: Paul si è rivelato come un sassofonista poliedrico (suona in modo indistinto tutti i tipi di sax, compreso il Northumbrian Pipes, cornamuse tipiche inglesi a cui ha dedicato anche degli album interi), aperto alle sperimentazioni, e soprattutto caratterizzato da un fraseggio ora morbido e riflessivo e poi nevrotico e velocissimo. Il suo tratto distintivo risiede proprio negli assoli allo strumento che rivestono un carattere di “freddo spiritualista free”, indicando con questo ossimoro il contrasto tra la gran preparazione del musicista e la ricerca di una superiorità della sua musica. Tuttavia la sua carriera solistica si percepisce ufficialmente solo alla fine degli anni novanta: il suo progetto è quello di trasferire il pensiero coltraniano in un contesto musicale sempre più vasto. Il suo ottetto di qualità spettacolare, in cui partecipano oltre a tutta la squadra Mujician (Tippet, Tony Levin, Paul Rogers), anche una quaterna di fiatisti (un altro sax, una tromba e due tromboni), offre alla storia musicale jazz almeno due grandi lavori: “Be bop stardust” che rappresenta uno splendido tentativo di riattualizzare lo swing e il be-bop in chiave free, mostrandoci una libertà di gruppo per nulla tediosa; e “The great divide”, in cui vi sono i contributi anche di Elton Dean e Evan Parker e Paul Rutherford, che mostra una maturità impressionante nell’elaborazione di una formula musicale che mette dentro la storia del jazz, bagpipes inglesi, intermezzi orchestrali classici.
Il suo progetto troverà il suo massimo compimento nell’album “I wish you peace” (15 musicisti), registrato con la Moksha Big Band che, specialmente nella seconda e terza parte della suite, trova il suo vero equilibrio con un sound che si sposta lentamente in vari territori: dalla lunga improvvisazione “dialogata” con i suoi musicisti, a passaggi più meditativi che prendono in considerazione anche i raga orientali (forse a motivo del tema del disco “rivolto” alla guerra in Iraq).
“Ancient and future airs”, registrazione di un concerto live fatto al Living Theater di New York, ci riporta agli episodi migliori di Dunmall succitati, grazie all’ottimo affiatamento con i suoi valenti partners, in un album è qualcosa di più di una semplice collaborazione.
Discografia consigliata:
con i Mujician:
-The journey, Cuneiform 1992
-Colours Fulfilled, Cuneiform 1998
-Spacetime, Cuneiform 2002
solista:
-Soliloquy, Matchless 1986
-Be bop stardust, Cuneiform, 1999
-The great divide, Cuneiform 2001
-Bridging (live), Clean Feed 2003
-I wish you peace, Cuneiform 2004
L’artista sul suo sito web propone una sua discografia essenziale facendo riferimento anche alle tante collaborazioni avute: ritengo sia una buona selezione, alcuni album potevano fare a meno di esserci, altri importanti non ci sono.
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Music writer and founder of Percorsi Musicali, a multi-genre magazine focused on contemporary music and improvisation's forms. He wrote hundreads of essays and reviews of cds and books (over 1800 articles) and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.