Il quartetto d’archi nel classicismo

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English: Aram Khachaturian String Quartet in Baghdad's Al-Mansour theatre - Source Own work Author Equivocus - Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license.

 

Tra la musica da camera nella classica certamente riveste un posto di assoluto rilievo l’opera dei quartetti d’archi. E’ una materia nella quale tutti i compositori (grandi e piccoli) hanno voluto cimentarsi poiché gli permetteva non solo di avere una dimensione più intima dal punto di vista musicale, ma anche per dimostrare, in una composizione fatta con meno densità di strumentazione, la loro sensibilità artistica. Il quartetto d’archi (chiamato in inglese “string quartet”), ha assunto una sua regolare forma solo nel classicismo con una formazione di solito composta da due violini, una viola e un violoncello: in realtà molto usato è stato anche il quintetto, senza dimenticare che alcuni compositori sono addirittura arrivati agli ottetti raddoppiando gli strumenti, cioè delle mini orchestre di archi.
La paternità del quartetto di archi, così come inteso nella letteratura classica inizia intorno alla metà del settecento con Franz Joseph Haydn (1732-1809), che ne fisserà le coordinate definitive attraverso un corpo di lavoro immenso che arriva a 68 opere sull’argomento; in realtà, quella forma di chambre music era già inserita nelle attività musicali del barocco in forme diverse come la sonata in trio ed aveva nel riconosciuto modello italiano la sua vera origine, tant’è che il processo di transizione dallo stile barocco a quello di Haydn avvenne per merito di alcuni italiani ai quali si deve riconoscere comunque un altro gusto musicale: qui parlo di Giovanni Battista Sammartini (1700-1775) e Luigi Boccherini (1743-1805), autori che pur essendo inseriti nello stile “galante” dell’epoca, portavano ancora tracce nell’europeo musicale del marchio “italiano”. In verità anche nel regno germanico vi erano stati molti episodi di composizione in quartetto soprattutto nella organizzata scuola di Mannheim diretta da Johann Stamitz (1717-1757)con autori come Franz Xaver Richter (1709-1789), Ignaz Holzbauer (1700-1775), Carl Ditters Von Dittersdorf (1939-1799), Johan Baptist Vanhal (1739- 1799) quest’ultimo con 100 composizioni al riguardo, e anche a Vienna con un’altra serie numerosa di artisti. Quindi, il classico quartetto si realizza compiutamente nell’area austro-tedesca e da lì si irradia in tutta l’Europa, con commissioni che arrivavano fino in Russia, diventando contemporaneamente uno degli esperimenti musicali migliori per dimostrare le proprie capacità compositive: il teorista Koch diceva a proposito del genere in quegli anni: “…il quartetto è coltivato molto assiduamente da molti moderni compositori…. il quartetto è uno dei più difficili di tutti i generi di composizione, e solo il compositore che è completamente addestrato ed esperto attraverso molte composizioni può tentare di affrontare….”
Ritornando ad Haydn, la sua importanza sta non solo nella circostanza di aver dato al quartetto un vero peso specifico ma anche (grazie ad alcune determinanti modifiche alla struttura) nella creazione di un impasto melodico ed armonico originale ben curato in tutte le sue articolazioni, comprendendo l’inserimento (fondamentale) a partire dallo storico quartetto op. 33 di elementi contrappuntistici che ne migliorano sensibilmente la sostanza rendendo meno “ciclostabile” la sua vasta produzione. W.A. Mozart (1756-1791), che aveva ben compreso le variazioni di Haydn, apportò a quella struttura il suo maggior estro compositivo e le migliori e più complesse furono proprio quelle dedicate ad Haydn. Sia Haydn che Mozart tentarono di ricondurre a “forma” anche le fughe di Bach, che veniva considerato comunque compositore lontano dal loro pensiero artistico. Sullo “String quartet” tutti i compositori dell’era strettamente classica che si cimenteranno nel genere avranno caratteristiche comuni a quelle descritte per le principali scuole, e proprio lo stile di Haydn venne molto sfruttato da compositori a lui vicini (Brunetti, Grill, Lickl, Pleyel, etc.) ma già si comincia per qualcuno di essi ad intravedere nuovi influssi dettati dai cambiamenti “romantici” delle vicende storiche.
Tutto il periodo è ben raccolto dal punto di vista discografico da etichette dell’area storica di appartenenza del movimento posto che etichette come CPO, DG, Hungaroton Records, etc., ci permetteno oggi di riascoltare vivide testimonianze di compositori dimenticati.

 

Discografia consigliata:
-Sammartini, Quintetti e quartetti, Ensemble Aglàia, Stradivarius
-Boccherini, String quintets/Minuet in A, Biondi, Europa Galante, Virgin
-Stamitz, Music at the court of Mannheim, Trio in A Major, Concentus Musicus Wien
-Richter, Quartets Op 5 (Nos 1-3; Mozart: Transcriptions K 405.4, 405.3, 562c) /Rincontro, Alpha Production
-Von Dittersdoorf, String Quartets, Franz Schubert quartett, CPO Records
-Haydn, tutta la sua opera dal 33 op. in poi, compreso “The seven last words of Christ”
-Mozart, Six quartets dedicated to Haydn, Guarneri Quartet
-Krommer, String quartets, Marcolini Quartet, Cavi Music
-Tilz, String Quartets for the Imperial Court of St. Petersburg, Hoffmeister, Hannsler
-Brunetti, String quartets, Schuppazigh Quartet, CPO
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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He wrote hundreads of essays and reviews of cds and books (over 2000 articles) and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.