Ernst-Ludwig Petrowsky

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Ernst-ludwig petrowsky jazzsaxofonist berlin jazzclub aufsturz 170206, eigene Fotografie, 2006 Photographer: Hans Peter Schaefer, CC BY-SA 3.0

Il 10 luglio scorso a Berlino è scomparso a 89 anni Ernst-Ludwig Petrowsky. Non so se credere nelle coincidenze, ma Petrowsky se ne andato quasi in contemporanea con Peter Brotzmann: entrambi sassofonisti, entrambi corrieri delle sfide musicali del Novecento, tutti e due pioneri del free jazz in Germania. Chi ha vissuto bene il periodo tra i sessanta e settanta del secolo scorso non può dimenticare il ruolo avuto da Petrowsky nell’ambito della musica jazz e improvvisata in un’epoca in cui in Germania c’era bisogno di cambiamenti; pur essendo partito dal jazz americano, Petrowsky capì ben presto che le estetiche in Europa potevano andare verso altri sentieri, qualcosa che si rivela pubblicamente solo nel 1973, quando il sassofonista incise Just for Fun all’etichetta FMP. Agli sviluppi lineari del jazz si preferivano le distorsioni degli strumenti, le tensioni ritmiche e la mancanza di punti fluidi della musica, in un momento in cui la gente era invogliata a parlare di “tendenze” nella musica improvvisata. Oltre ad essere stato il primo musicista dell’Est a suonare in una certa “lingua” non ben accetta ai regimi socialisti che ancora dividevano politicamente il paese, Petrowsky fu anche molto attento a costruirsi uno stile, screzi ed evoluzioni verso il registro superiore di sax soprano e alto, con radicalizzazioni di valore che facevano intuire una grande padronanza dello strumento, ma anche un inaspettato recupero di materiale melodico riflesso in porzioni scandite in mezzo ad un evidente tumulto sonoro.

In un saggio di Harald Kisiedu dedicato allo sperimentalismo jazz in Germania tra il 1950 e il 1970, Petrowsky occupa uno spazio molto ampio. Viene tracciata in un capitolo la sua storia, la formazione musicale e le sue passioni nate incorporando la bellezza delle orchestre di Glenn Miller e del west coast jazz di Tristano, Konitz e Desmond; ma ancora di più si riveleranno decisive per lui le conoscenze del jazz polacco grazie a Krzysztof Komeda e nella Germania dell’Ovest l’avvicinamento a Rolf Kühn (scomparso anche lui ad agosto scorso) e soprattutto a suo fratello minore Joachim Kühn. Le descrizioni di Kisiedu, corredate di intervista allo stesso Petrowsky, fanno pensare che la prima parte della vita artistica di Petrowsky fosse molto concentrata sui modelli del jazz e che il cambiamento del sassofonista maturato sul free arriva gradualmente, partendo proprio dalle libertà espresse nelle bands di Joachim Kühn e dalle implementazioni fornite nel Petrowsky Quintet del 1966, per il quale dichiarò ad una rivista che “…my music moves within modern bop, however within this area that has knowledge of Eric Dolphy, Ornette Coleman, Archie Shepp, and Joe Henderson...” (Jazz Podium 16, no. 10, Ottobre 1967, pag. 291); finì poi anche nelle dissonanze modali di George Russell.

Per il radicalismo puro bisognerà aspettare le performance della Globe Unity Orchestra, le notti del Große Melodie e poi Just for Fun, come già detto. Tutti i vinili degli anni settanta sono indispensabili per incamerare lo stile improvvisativo di Petrowsky, vinili che sono entrati già nella storia dell’etichetta FMP: il Ernst-Ludwig Petrowsky Quartett (con Gunter Sommer, Klaus Koch e Heinz Becker) produsse oltre a Just for Fun anche Selb-Viert nel 1980, mentre l’Ernst-Ludwig Petrowsky Trio registrò Selb-Dritt nell’1981 (senza Sommer). Non vanno dimenticati nemmeno i due dischi registrati nel 1974 come Synopsis, un gruppo in cui Petrowsky subentrò suonando con Ulrich Gumpert, Conrad Bauer e ancora Sommer, riuscitissime manifestazioni di free jazz che danno molto spazio alla divergenza melodica, mai così arguta e vivace.
Dopo l’unione con Uschi Brüning, Petrowsky virerà per molti anni verso uno sperimentalismo combinato con la vocalità della cantante diventata sua moglie, mettendo a disposizione tutto il suo vocabolario pluristrumentale (sassofoni, clarinetto, flauto) a servizio di libere improvvisazioni che sono eventi che prevedono simulazioni estreme tra canto e note di registro modulate sull’intera scala e un tono strano e confidenziale che mancava nella free improvisation: seguendo questo indirizzo Das Neue Usel e Features of Usel offrono tanti momenti differenziati, subodorando il vocal scat, l’intento drammatico o ironico a seconda dei casi e in definitiva una grande creatività profusa dagli artisti.

Petrowsky è stato un caposaldo dell’improvvisazione tedesca e lo dimostrano gli avvicinamenti delle nuove generazioni che ne hanno compreso il potenziale: è stato influente per l’improvvisazione tedesca nel suo insieme (allargando la territorialità anche al cantone tedesco della Svizzera) e gente come Christian Lillinger o Robert Landfermann, due musicisti che oggi hanno un’ottima notorietà negli ambienti improvvisativi, si sono uniti a lui per il progetto del New Old Luten Quintet con alcune registrazioni di concerti tenuti tra il 2013 e il 2017, dove Petrowsky dimostra ancora l’intelligenza degli spazi sonori creati da uomo di una generazione spontaneamente votata a fare grandi cose. Non solo, dimostrava anche una perfetta foga espressiva che ad un uomo attempato nell’età sarebbe difficile riconoscere.

RIP Ernst-Ludwig Petrowsky

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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He wrote hundreads of essays and reviews of cds and books (over 2000 articles) and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.