_____________________________________________________________________
Vlady Bystrov/Helen Bledsoe/Alexey Lapin in -Triologue-: è un’improvvisazione libera in trio con Helen Bledsoe, eccellente flautista con meriti non solo musicali (la Bledsoe è una delle più richieste performer al mondo per il suo strumento soprattutto nella musica contemporanea) ma anche direi giornalistici (è stata la prima a raccogliere un vero e proprio catalogo delle esibizioni al flauto sparse per tutto il mondo), con Alexey Lapin, un fantastico pianista dotato di una sensibilità dolce e misteriosa, che penetra il mondo dell’improvvisazione con una propria visione che condensa in un solo stile afflati classici e moderni con un evidente caratterizzazione nello stimolo “inconscente” tipico delle evoluzioni di Scriabin e del portamento russo, con Vlady Bystrov, un sassofonista tedesco di origini russe che suona clarinetti e sax alto in maniera attuale (con tante tecniche estensive) ma con una grande forza di compenetrazione, come dice Feigin uno storyteller creativo della libera improvvisazione. “Triologue” è un’intima sessione live a San Pietroburgo in cui i tre musicisti, sfruttando le potenti conoscenze del linguaggio musicale moderno, si impegnano a riempire i disegni prorompenti della mente, formando passaggi musicali incantati e movimenti in sospensione, che ci proiettano nella migliore esperienza da camera di un compositore di estrazione contemporanea.
Alexey Kruglov/Alexey Lapin/Jaak Sooaar/Oleg Yudanov in -Military Space-: a differenza di quanto si può pensare dal titolo, questo quartetto comprendente alcuni dei migliori musicisti jazz russi fornisce un idea “cartolare” del tema militare; date le caratteristiche tecniche dei partecipanti (la poliedricità della formazione musicale di Kruglov, la preparazione classica di Lapin non tendente all’esaltazione, quella chitarristica in stile American fusion di Sooaar, il tradizionale e “pulito” stile free del sottaciuto Oleg Yudanov) il free jazz espresso nel tentativo di ricalcare situazioni di particolare efficacia ed energia, alla fine non entra con particolare violenza nell’esplorazione dei contenuti, ma forse ne vuole scattare una fotografia dall’esterno: gli assoli e le interazioni che ne seguono, quindi, sono più dettate da cornici descrittive che evocative; episodi come “Rear services” si impongono per il fatto che, al di là del modo con cui si vogliono trattare i temi, contengono quelle combinazioni magiche di suono, che pur distraendo dall’idea di trovarsi in uno spazio militare, si agganciano più all’idea di uno stato di sindrome psichedelica che è tipica degli “effetti” di un ambiente militare.






