Lou Harrison

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One of Gamelan Instruments of Bali - Fonte Opera propria Autore っ - licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported
Henry Cowell fu il primo compositore classico ad istituire un corso di formazione a S. Francisco nel 1935, chiamato “Music of the peoples of the world”, in cui dimostrava che qualsiasi tradizione musicale poneva l’accento essenzialmente sui fattori melodia e ritmo ed incoraggiava i suoi allievi ad allargare il raggio d’azione della sua ricerca per cercare nuovi connubi possibili oltre a quelli da lui già sperimentati. Tra gli allievi del suo corso colui che probabilmente ne venne maggiormente influenzato fu Lou Harrison (1917-2003). Nato con una predisposizione naturale per i suoni delle percussioni, Harrison cercò di donargli una nuova voce anche in rapporto al contesto orchestrale mediando gli insegnamenti serialisti di matrice europea con quelli americani tipicamente d’avanguardia; intorno agli anni ’50 solo un compositore come John Cage aveva osato pensare le percussioni in maniera così innovativa, ma Harrison fondava la sua ricerca su uno scenario differente e più ampio dell’Oriente di Cage, su un’indagine antica che coinvolgeva in profondità il suo stile musicale. Servendosi basicamente della melodia romantica, ne costituì una sua accezione più moderna che inglobasse più elementi, la tipica “stranezza” riferibile alla tecnica dodecafonica, l’implementazione delle competenze da archeologo dei suoni sui materiali compositivi adottati, l’applicazione dei principi di Cowell, che ponevano l’accento sull’integrazione tra la melodia e la ritmicità: in breve, egli formò un proprio status compositivo.
Harrison diventò uno dei maggiori artefici dello sviluppo del gamelan dell’Isola di Java o del Bali, in questo coadiuvato nella ricerca dall’inseparabile compositore William Colvig e dalla sperimentazione effettuata qualche anno prima dal canadese Colin McPhee: il gamelan era un affascinante complesso di percussioni orientali che comprendeva tutta una serie di strumenti percussivi (metallofoni, xilofoni, tamburi, gong, etc., nonchè voci in tema) che grazie alla ricerca di Harrison venne importato in America ed in altre parti del mondo. I suoi studi si espandono naturalmente alla microtonalità con plurimi lavori alle percussioni che ci fanno capire che microtonalità e gamelan potevano concordare ed essere oggetto di una composizione musicale costruita in simbiosi. Ad Harrison vanno riconosciuti i meriti per alcuni dei primi esperimenti musicali di tack piano, ossia un piano modificato con l’inserimento di chiodini nei martelletti interni, ma è indubbio che al di là dell’uso di tecniche estensive degli strumenti, Harrison usasse proprio un’impostazione diversa nell’accordatura degli stessi, suonando spesso in “just intonation”. Comunque sia, Harrison è un punto fondamentale della musica classica del novecento per più motivi:
1) per l’elaborazione di uno stile che dopo anni di incontrastato dominio della serialità si riportava in àmbiti musicali che erano diretta conseguenza dell’era tardo-romantica (in tal senso mi riferisco soprattutto alle opere di Charles Ives, con cui collaborò anche fattivamente): la melodicità quasi avantgarde della sua composizione veniva spesso infettata dal quel rapporto di amore verso le percussioni ed in particolare quelle orientali del gamelan.
2) assieme a Hovhaness, Ezra Laderman, Ned Rorem, John Corigliano, E.T. Zwilich, etc., è stato uno splendido continuatore della tradizione sinfonica americana, ridando lustro ad un settore della musica classica che era in notevole difficoltà di contenuti: infatti negli anni ottanta-novanta del novecento la sinfonia sembra essere appannaggio solo del nord Europa, mentre in America le vere novità vengono solo dal minimalismo di Adams e Glass.
3) così come molti altri compositori, Harrison ha personalizzato la sua musica, ed offerto spesso elementi di compromesso stilistico anche in territori meno affini come il jazz: il concerto per piano dedicato a Jarrett e da lui eseguito o le elucubrazioni di Al Jaurreau nella quarta sinfonia, sono la dimostrazione di quanto aperta e vasta fosse la sua preparazione.
Quando oggi si sente parlare di world music, specie se inserita in una composizione classica, è impensabile non riferirsi a Harrison, poiché nonostante la maggior parte degli ascoltatori l’abbia sbrigativamente inquadrato in un’ambito geografico ben definito, Harrison ha mappato ampi territori vergine di indagine, punti di partenza da cui far partire nuove idee per un certo tipo di composizione, con la constatazione di averle fatte funzionare bene in un contesto equilibrato di ragioni e sentimento.
Discografia consigliata:
Percussions Side:
-La Koro Sutra, American Gamelan Chorus, John Bergamo, American Gamelan and Berkeley Chorus, New Albion Records
-Chamber and Gamelan Works, New Wordl Records
-Lou Harrison: Scenes from Cavafy – Music for Gamelan
 
Symphonic Side:
-Symphony on G, Royal Philarmonic O., Gerard Samuel, Composers Recordings
-Symphony No. 2, Elegiac,Dennis Russell Davies, American Composers Orchestra and Keith Jarrett, Nimbus R.
-Third Symphony, Dennis Russell Davies, Music Masters J.
-Symphony no. 4, California Symphony, Phoenix Usa (in cui trovate anche “Double Music” con Cage)

 

Concert Side:
 
-Lou Harrison: Concerto for Violin and Percussion Orchestra; Concerto for Organ with Percussion Orchestra, William Kraft, Los Angeles Percussion Ensemble and David Craighead, Crystal R.
-Harrison, Piano Concerto/Suite for Violin, Piano and Small Orchestra, Naoto Otomo, Robert G. Hughes, New Japan Philharmonic Orchestra and Aleck Kari, New World Records
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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He studied music, he wrote hundreads of essays and reviews of cds and books and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.