L’idea di una narrazione fluida e lineare nella musica contemporanea sembra oggi un’illusione. Viviamo in uno stato di perenne frammentazione, un’esperienza atomizzata costruita su stimoli asincroni costanti e la musica ne esce a pezzi dal punto di vista semantico. Tuttavia, smontare il materiale in dettagli sonori è una delle attività più affascinanti che l’arte ci ha consegnato nel novecento come possibilità concreta di ottenere novità e se il compositore è bravo nel saper cogliere l’essenza del montaggio non si distrugge nulla, anzi si ottiene creazione che sa conguagliare poetica e significati: il frammento è l’iconografia di una nuova percezione d’ascolto della musica.
Sull’idea basilare di una composizione frammentata ma sapientemente ricostruita secondo criteri musicali capaci di rivelare dettagli plurimi e drammaturgici si muove il compositore Edoardo Dadone (1992). Dedito allo studio della chitarra classica, Dadone è parallelamente considerato come uno dei più interessanti compositori tra quelli






