Matthew Shipp Trio: Root of things

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Di fronte alla dilagante compostezza stilistica dei pianisti jazz del presente uno dei pochi modi per rendere più interessante l’improvvisazione è quello di creare delle corrispondenze con i suoni della vita normale: è certamente un’orientamento avanzato che forse ha un substrato più consistente in altri generi musicali (segnatamente l’elettronica, la concrète music e affini), ma che costituisce con ragionevolezza certezza il futuro del jazz e della musica. Sono pochi i pianisti che, tentando nell’impresa, riescono nello spazio di quaranta minuti ad effettuare simulazioni dei suoni della vita quotidiana e nel jazz (da sempre visto come collettore di altre esigenze d’ascolto) e il tentativo è stato spesso espletato mettendo le mani dentro il piano o rendendolo percussivo.
Matthew Shipp in “Root of things” compie quel difficile riposizionamento sensoriale che cerca di mettere in relazione le cose, le sensazioni quotidiane e la musica, puntando ad una sintesi, che pur essendo libera da impedimenti stilistici, risucchia il jazz come lo abbiamo conosciuto finora: l’effetto distensivo viene sempre salvaguardato da un impostazione che ne rispetta le prerogative (Matthew riorganizza un trio rodato con Michael Bisio al cb. e Whit Dickey alla bt.), ma l’empatia che riesce a creare attraverso i suoni del piano è come al solito incantevole: la vena subliminale di Shipp è in grado di esprimere le sensazioni di un uomo che cammina per le strade di New York, ne coglie le particolarità durante le pause di una breve passeggiata nelle vie della metropoli o durante uno spostamento in auto e ne gusta il sapore con la mentalità aperta di un musicista che è innamorato del suo jazz (così come si è riportato nel novecento) ma anche delle sue possibilità espressive che vanno aldilà dei canoni: in tal senso mentre “Jazz it” potrebbe essere ascoltata/vista come una parodia del jazz americano che fu, “Pulse Code” è lo stesso jazz che entra nell’oceano della riproduzione concreta dei suoni.

 

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Music writer and founder of Percorsi Musicali, a multi-genre magazine focused on contemporary music and improvisation's forms. He wrote hundreads of essays and reviews of cds and books (over 2000 articles) and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.