Dovrei essere scandalizzato come italiano di fronte al giusto consenso che trova il compositore pisano Francesco Filidei in Francia, dove da molto tempo risiede: parecchi critici si sono occupati di lui in quella terra e l’Italia raccoglie solo sporadicamente i frutti di un lavoro effettuato all’estero. Tra i preferiti di Sciarrino, Filidei si è presto imposto per un paio di caratteristiche: la prima riguarda la sua competenza come pianista ed organista, una circostanza che ha avuto modo di esplicarsi attraverso il superamento dell’ottica classica, con l’apertura alla tattilità della superficie degli strumenti; la seconda è più centrata sul significato compositivo, ossia sul rapporto tra gestualità, produzione del suono e articolazione in sessioni prestabilite di oggetti che






