Miano & Cusa: Travels on the cusp of a needle

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L’improvvisazione porta con sé sempre dei venti creativi. Nel passato qualcuno ha parlato di ‘liberazione’ del tempo, qualcosa che è in grado di mettere in luce le possibilità espressive dei musicisti in ogni momento. Da questo punto di vista è innegabile come siano importanti le idee, gli spunti eccentrici o le soluzioni adottate, tutti elementi che contribuiscono in misura variabile a definire uno spazio dell’espressione.

Tonino Miano e Francesco Cusa sono due artisti capaci di procurarsi superfici musicali a cui non manca nulla per piacere. Travels on the cusp of a needle, la loro recentissima pubblicazione in digitale sotto la denominazione The Box, fa di tutto per rifiutare una linearità espressiva che stavolta si basa su un incontro tra plurime tastiere e batteria: l’immediato punto di partenza per la definizione della loro musica va cercato probabilmente nell’intervallo temporale in cui i musicisti del jazz cominciarono ad usare i synth e diedero libero sfogo alle psicosi ritmiche senza pianificazioni idiomatiche; le improvvisazioni di Travels on the cusp of a needle hanno un traino apparente (ma solo in prima istanza) nei territori di Davis, Corea o Bley dei sessanta (la lista di coloro che hanno usato sintetizzatori e tastiere elettroniche nell’improvvisazione è davvero lunghissima), che arricchirono la loro espressione musicale con i prototipi analogici disponibili del tempo, nell’ambito di un approfondimento inusuale dei parametri musicali che stava coinvolgendo tutto il mondo musicale; poi, sul jungle sound di Davis è nata tanta dance music chiamata intelligente, così come le perifrasi di Corea alle tastiere hanno creato un’area compositiva di particolar pregio e interesse per fusioni e istinti orchestrali; ma senza dover riprendere tutta la storia, si può affermare che lo sfruttamento di tastiere elettroniche o di set percussivi beyond the drumset è stato copioso, pluridirezionale anche dal punto di vista compositivo, lasciando però intatta l’essenza primordiale, lo stimolo musicale imitativo che si è stampato nella memoria ricorrente dei musicisti.

Nei 7 brani che compongono i ‘viaggi’ di Miano e Cusa c’è dunque una personale espressione che segue un filo musicale logico: nelle note di copertina i due parlano di una pluralità di direzioni (acid jazz, ambient in piccole dosi, riferimenti a texture orchestrali, nonché un istinto puntillinistico ma decostruttivo delle forme) che mai si perdono in idiomi e sono il risultato di una strana congiunzione che nasconde da qualche parte in vitro una sostanza distopica. Ricerca delle estremità e utopie al negativo sono probabilmente i drivers di questa esperienza di Miano e Cusa, rispettivamente raggiunti da una parte con suoni ricercati sulle tastiere (le cuspidi di cui parla la titolazione) e dall’altra con una violazione sistematica dell’umore (per Cusa, i riferimenti orwelliani o ad Huxley non sono certo una novità).
Dopo aver ascoltato il lavoro, ho umilmente chiesto lumi a Miano sul tipo di tastiere utilizzate e ho compreso ancor meglio le dinamiche delle improvvisazioni portate a termine dai due musicisti; Miano si divide tra suoni al Korg wavestate, al Yamaha mx88, al Waldorf Blofeld, all’ASM Hydrasynth e usa una tastiera Arturia keystep collegata a dei software accessibili tramite personal computer (le applicazioni moderne e integrate dei moog con le qualità ed espansioni di Animoog Z e il Ruismaker Noir), il tutto senza sovraincisioni e assecondando i movimenti e i respiri dell’improvvisazione.

Vorrei anche sottolineare lo stile artistico della copertina dell’album che mi riporta alla mente le impaginazioni delle riviste cartacee: potrebbe essere una ‘simulazione’ di una copertina di uno dei tanti periodici che si trovano in giro nelle edicole, un riquadro laterale in alto a sinistra e uno in basso che riportano da una parte le informazioni di testata e dall’altra l’argomento principale trattato; poi la foto sfalsata dei due musicisti nel senso prospettico. E’ un messaggio politico quello che si vuol far passare con Travels on the cusp of a needle? Tutto congiura a favore di questa ipotesi (che qui tralascio), dall’uso del rosso per riempire i caratteri delle parole fino all’oscurità che fa da contrasto all’espressione accigliata di Miano. Invito i lettori a prendere visione delle capacità extramusicali di Miano, in particolare dei suoi dipinti astratti (vedi qui), configurazioni che mostrano un’incredibile capacità emotiva subito al primo impatto visivo e che insinuano un interesse fortissimo verso lo studio delle linee e delle densità, un movimento sublime per gli occhi che regala osmosi, proprio quello che Travels on the cusp of a needle vuole donarvi.

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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He wrote hundreads of essays and reviews of cds and books (over 2000 articles) and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.