Nei tempi difficili che stiamo vivendo sollevare richieste di resistenza culturale è un atto quasi naturale. E’ una necessità che si espande in tutti i campi del sapere, nella nostra vita sociale e non ha confini. Questi atti possono essere praticati anche attraverso la composizione e la musica. Hannah Kendall (1984), compositrice britannica dalle origini guyanesi, è cresciuta a Londra con gli insegnamenti di Joe Duddell e Kenneth Hesketh, virando poi sempre più verso le consuetudini dell’avanguardia; ha completato il suo dottorato negli Stati Uniti con gente come Haas e Lewis ed è stata insignita di moltissimi premi che le hanno riconosciuto un alto valore musicale unito all’esplorazione di temi sociali importanti. A proposito del suo modo di comporre e degli argomenti trattati, Kendall ha apertamente dichiarato che “stimolare immagini evocative all’interno di costrutti drammatici costituisce la componente principale del mio stile compositivo. A volte attingo ad aspetti della mia eredità afro-caraibica-europea, trovando modi per acquisire una comprensione più profonda di come l’impegno musicale attraverso la scoperta culturale possa influenzare l’estetica della mia musica“.
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