In questi giorni la musica deve accusare la scomparsa di un altro valentissimo compositore: Rolf Riehm (1937-2026). Il tedesco ha vissuto il periodo d’oro dell’avanguardia classica con tante opere che enucleano un linguaggio sonoro personale, frutto di una forte carica drammatica che proviene dal sentire le tensioni del mondo. Come scrive Bernd Laukert, Riehm “…è un artista singolare. Nessuno prima di lui ha incarnato musicalmente un cosmo così complesso di riflessioni filosofiche, fatti storici, miti, fiabe, ricordi, argomentazioni scientifiche, tra il sublime e il banale, con osservazioni socio-politiche attuali ed elementi e contributi profondamente personali...” (mia traduz. dal tedesco).
Riepilogai le gesta di Riehm nel lontano 2013 con un articolo (gli abbonati lo possono leggere qui) in occasione della pubblicazione della monografia Hamamuth – Stadt der Engel/Wer sind diese kinder, due composizioni rispettivamente per piano solo (Hodges) e per orchestra (SWR Sinfonieorchester di Baden Baden-Freiburgo condotta da Beat Furrer), che individuano i principali campi d’azione principali del compositore, ossia i pezzi per solista e soprattutto la composizione orchestrale; Riehm è intervenuto con massimo profitto su flauto, clarinetto, piano, fisarmonica, chitarra, aggiungo anche su formazioni come il quartetto d’archi (pensa a Tempo Strozzato), con composizioni che resisteranno al tempo allo stesso modo con cui resisteranno le composizioni orchestrali, da molti ritenute più importanti. Invito gli abbonati a rileggere il mio vecchio articolo e a tener presente ulteriori ordini di grandezza:
1) nonostante i molti dischi ed esecuzioni su Riehm mi rammarico per l’impossibilità di ascoltare alcuni suoi pezzi che si presentano seduttivi come Ein Sommerabend am Lindleinsee, per violino, violoncello, pianoforte e nastro, dove Riehm ha tentato di fondere la sua scrittura con i suoni naturali del lago di Lindleinsee (compresi nel supporto fisso), oppure Entsorgt – Notizen zum inneren Zustand, per oboe, fagotto, orchestra da camera e nastro, che è considerata una delle prove più significative del tedesco in merito alla rigidità delle strutture sociali in Germania negli anni ottanta;
2) il carattere artistico di Riehm, da interpretare alla stregua di una sorta di Pasolini in terra germanica se si fosse trasferito nella musica, similitudine che Riehm evocò chiaramente quando scrisse nel 2012 Pasolini in Ostia, un pezzo da camera in cui il compositore tedesco riconosceva il martirio e la scomparsa di una voce fondamentale della scena culturale italiana;
3) un incoerente interesse minore della musicologia contemporanea (non compare, per esempio, nei testi estetici e compilativi di Deliège o Cresti), sebbene Riehm abbia espresso con estrema efficacia e bellezza i conflitti di tutti i tipi (interiori, sociali, politici) con sonorità aspre, contratte, non convenzionali ma convincenti. Alcune opere di particolare spessore meriterebbero una menzione speciale per i temi trattati oltre ad una registrazione ufficiale, senza dimenticare quelle in cui Riehm si è interessato all’elettronica su nastro o da riproduzione (non molte invero ma essenziali), poiché in questi pezzi il compositore cercò mirabilmente di addossargli una funzione in linea con il proprio stile, considerando l’elettronica come ‘disturbo’ e non come ‘riempitivo’ acustico.
Si perde un altro pezzo importante della storia della musica cosiddetta contemporanea. L’obbligo è di far incetta della sua musica, tra i suoi dischi disponibili in catalogo, nelle interpretazioni dei musicisti su youtube, tra le righe dei saggi che molti colleghi, saggisti, critici ed esperti musicologi gli hanno dedicato (qui puoi trovare una lista). Mi vengono in mente le riflessioni della sua opera sulla restaurazione del mito di Orfeo, la cui morte può ben adattarsi al pensiero del compositore: esibire una musica che sia fortemente aspra e drammatica per indicare una figura mitologica decapitata e gettata nel fiume non significa solo tentare di deviare la raffinata cultura della musica ma significa anche rigenerazione di un mondo ideale perché quella testa continuò sommessamente a cantare e a sopravvivere a tutto.
RIP Rolf Riehm






