Fu Gianni Mimmo che mi parlò per la prima volta di Angelo Contini nel 2017. Mi disse che quando suonava con lui era difficilissimo prevedere la direzione della performance ma alla fine tutto splendeva di luce propria. Non era certo questa una considerazione banale, da collegare al fatto che nella free improvisation tutto spesso non ha una direzione, quanto piuttosto qualcosa da legare ad una relazione musicale viva. Contini era un preparatissimo improvvisatore, capace di sorprendere, con le sue articolazioni malleabili e i contrappunti trovati nelle tecniche estensive del trombone. Per lui l’improvvisazione era un dialogo istintivo da riempire con tanti interventi inaspettati. Mimmo e Contini registrarono due albums insieme per l’Amirani, ossia il duo di Two’s Days/Tuesdays e Kursk _ Truth In The End, in trio con Xabier Iriondo, ma queste due registrazioni arrivano dopo anni di esplorazione del trombone; discreto nel carattere, Angelo non si è mai fregiato pubblicamente di aver partecipato al Gruppo Contemporaneo, un collettivo di improvvisatori fondato da Tony Rusconi e Guido Mazzon che per tutti i settanta e ottanta funzionò come un laboratorio di sperimentazione di jazz, free improvisation e arti visive, in grado di dare una risposta efficace ai fermenti improvvisativi che parallelamente montavano nei principali paesi europei. Angelo entrò nel Gruppo Contemporaneo nei primi anni ottanta e partecipò ad uno dei più importanti albums del collettivo, ossia Aspettando i Dinosauri, nel 1985, condividendo la rottura degli schemi del jazz e integrando nelle sue performance alcune tecniche estensive trovate al trombone. Quel gruppo non condivideva solo musica ma anche una visione del mondo e della società, un ideale politico di origine marxista che Angelo trovò perfetto per acclarare la specificità della sua ricerca musicale e la distanza culturale che la stessa aveva dagli standard convenzionali dei generi musicali e dello stesso jazz. Da quel momento Contini fu artefice di progetti di resistenza culturale, qualcosa che striscia latente nel sistema e di cui pochissimi se ne occupano: uno di questi fu Stefano Giust allorché per la sua etichetta Setola di Maiale pubblicò postumo un CD dei Musimprop, un ensemble aperto che riuniva gli improvvisatori liberi dell’area milanese; si trattava di Unissued ’91-’92, un tributo al dadaismo e al collage musicale in un’epoca in cui persino Zappa stava cambiando prospettiva (1).
Il percorso nel ventunesimo secolo di Contini si arricchisce di elementi e fermenti: i citati albums con Mimmo, con cui condivide l’amicizia e tanti concerti, sono l’anticamera per ulteriori approfondimenti nell’improvvisazione libera e le sue relazioni con i concetti classici, il silenzio, l’elucubrazione creativa, la processualità non meccanica: Angelo atterra su John Cage grazie ad una performance di Cartridge Music che verrà anche registrata su CD. Angelo partecipa ai Five Rooms, un quintetto con John Russell, Jean-Michel Van Schouwburg, Andrea Serrapiglio e lo stesso Mimmo, dove si fa notare per la sua visione sempre più stratificata, poi suona con il violinista Stefano Pastor e si adopera sia nell’EAOrchestra di Massimo Falascone, con un peso non solo al trombone ma anche al didgeridoo, sia nel progetto Tidal alla fondazione Remotti di Camogli, dove usa i tamburi, lo scacciapensieri (la jew’s harp) e le conchiglie; naturalmente non manca di corroborare con chiarezza la sua visione politica con il Collettivo di Resistenza Culturale, libera improvvisazione che verrà smistata in in un CD per Setola di Maiale con le migliori forze improvvisative della Sardegna (Corda, Orrù, Sanna, Casu). Inizia anche un’intesa con la cantante Pat Moonchy che darà vita ad un dialogo cameristico che troverà spazio concertistico e discografico grazie ancora a Mimmo: Unusual Boulevard Trio (questo il nome del trio) è avanguardia, manipolazioni sonore e tecnica estensiva.
Negli ultimi 10 anni precedenti alla data della morte Angelo stava cercando di ampliare gli orizzonti, sempre più affascinato dai suoni presi alla radice. Sebbene sia partecipe con profitto di una nuova evoluzione dell’improvvisazione libera italiana, trovandosi degnamente nel numeroso gruppo di musicisti della Tai Orchestra, è con la Moonchy e Pasquale Liguori che mette in piedi i suoi progetti più sentiti; quello di Sothiac è un immaginario primitivismo che viene condensato in una cornice culturale di cui abbiamo traccia in due CD, uno è Dreamtime, dove Angelo fa confluire un archetipo messaggio nelle videosculture dell’artista Lino Budano, mentre l’altro è Siderale (senza la Moonchy), dove è la ‘distanza’ che viene musicalmente sdoganata attraverso una sistemazione timbrica su trombone a tiro o a coulisse, dung-chen, didgeroo, conchiglie, corno delle Alpi e thunder tube (2). Angelo era entrato nel ‘tempo del sogno’ degli aborigeni, quel tempo in cui gli spiriti hanno dato informazioni nel nulla cosmico. Le sue improvvisazioni volevano rivestire quel carattere, suoni che vengono dal silenzio (il nulla) e lasciano delle verità.
Angelo Contini era una persona gentile, buona, corretta, un musicista sui generis, improvvisatore preparatissimo e non alla ricerca di un successo a tutti i costi. La prima volta che gli scrissi fu nel marzo del 2013, in occasione di un articolo sull’improvvisazione italiana dove facevo emergere i migliori trombonisti in Italia; lui mi rispose così:
“..ciao Ettore, grazie per avermi inserito tra i migliori trombonisti italiani, probabilmente sono l’unico che non è riuscito a farne una professione…ormai è tardi ma va bene cosi…a presto e un abbraccio. Angelo.”
Da allora ci siamo scambiate tante email prima di conoscerci personalmente al Clockstop festival 3 a Fasano nel 2017. Appena mi vide ci fu uno slancio reciproco e mi venne ad abbracciare. Questa immagine non me la toglierò più dalla mente.
RIP Angelo Contini
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Note:
(1) leggi qui i dettagli nella mia recensione all’epoca della pubblicazione
(2) puoi leggere liberamente le mie recensioni dettagliate di Dreamtime e Siderale qui e qui






