Con l’imponente 11.000 Saiten di Haas si apre l’edizione 2026 del MaerzMusik il 20 marzo prossimo. Kamila Metwaly, la direttrice artistica del festival, punta molto sui formati pluridisciplinari della musica contemporanea, quelli che si portano dietro tematiche di ricerca che devono essere compatibili con un rinnovato senso della fruizione da parte del pubblico. Nella presentazione del festival (che durerà fino al 29 marzo) viene posto l’accento sul fatto che non è più possibile basarsi sulla sola musica ma che bisogna creare contesti differenti in cui la performance, l’approccio installativo o la produzione di eventi sonori alternativi riescono ad avere un ruolo attivo. Fermo restando che questo obiettivo non è una novità per i festival di musica contemporanea, ciò che conta sono le direzioni della ricerca, ossia creare opportunità che presuppongono indagini o esplorazioni coerenti.
Quest’anno sono stati escussi parecchi nomi importanti della contemporanea, non solo Haas come detto, ma anche il Klangforum Wien, Meredith Monk (un altro premio dopo Venezia), Juliet Fraser, Ellen Fullman con il Jack Quartet, Florentin Ginot, Ken Ueno, Catherine Lamb, Pascale Criton, nonché il compianto Peter Ablinger per un omaggio a lui dedicato. E’ un’edizione che presenta alcune stimolanti anteprime e alcuni eventi speciali che offrono curiosità per chi è desideroso di ottenere conoscenze di un certo tipo: il Klangforum Wien presenterà due prime assolute dei compositori Laure M. Hiendl e Luxa M. Schüttler (quest’ultima con elettronica), Fullman con il Jack Quartet avranno la prima di Energy Archive 4, un’ulteriore estensione del progetto della compositrice americana sul long string instrument, Viola Yip con Ken Ueno saranno i performers di Cybernetic Entanglements, un progetto in cui i due sembra che indossino dei dispositivi elettrici in grado di cablare i loro movimenti, Jan St. Werner insieme a Erwan Keravec, Dirk Rothbrust e Louis Chude-Sokei presenteranno Music for Commons Sensed++, la prima di un progetto che collega strumenti, elettronica e impulsi acustici, giocando sulla percezione degli ascoltatori attraverso spazializzazione, emissioni otoacustiche e l’immersione derivata dall’esperienza sonora. Concluderà il festival l’installazione-concerto curata da Wojtek Blecharz, compositore che rinnova le sue teorie puntando sull’esplorazione tattile della musica che si attua attraverso la fruizione dell’architettura del Haus der Berliner Festspiele, di sculture sonore e performance dal vivo che integrano il concetto di un teatro strumentale indissolubilmente unito ai criteri di un’installazione e di una necessaria partecipazione del pubblico.
Per il programma completo leggi qui. Per ulteriori informazioni consultare la pagina Facebook del festival qui.






