CASETTA DI COMPOSIZIONE | Appunti e frammenti di e per la composizione

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Casetta di Composizione, foto Roberto Masotti

“Quello che so sul metodo è che quando non lavoro certe volte credo di sapere qualcosa ma quando lavoro è abbastanza chiaro che non so niente”.

John Cage

Premessa

L’ Autore immagina di abitare[1]il suono dalla Casetta di composizione, dove Gustav Mahler a Dobbiaco “compose” nel primo decennio del Novecento, scegliendo, non arbitrariamente, questo luogo reale e immaginato come titolo di una rubrica che vuole essere un appuntamento continuativo e regolato dall’ispirazione e dall’umore di appunti e frammenti (di e per) la composizione come attitudine all’ascolto e al componere; un “mettere insieme” costruendo senso -con e- attraverso il suono; anche in sua assenza.

Ogni volta la scrittura può assumere forma di diario, saggio breve o dialogo sempre immaginando di sedere in una classe ideale di composizione in cui, a differenza di quanto accade, l’attenzione non è rivolta al ricettario ma al pensiero ricordando quanto affermato da Olivier Messiaen: “La musique se fait avec des sons? Je dis non! Non, pas seulement avec des sons! ”

CONTINUUM: rapporti tra insiemi infiniti del Musicale (M) e del Sonoro (S)

Con “continuum” intendo estendere il pensiero all’immagine poetica o intuizione: Idea quale oggettiva realtà rivelata del Sonoro e del Musicale come insiemi infiniti:

S= {tutti gli eventi sonori possibili}

e

M= {tutti gli eventi musicali possibili}

Se ogni evento musicale è anche sonoro, allora:

M  ⊆  S.

Si legge “M è un sottoinsieme di S”.

Significa che ogni elemento appartenente a (M) appartiene anche a (S).

Nel nostro esempio:

  • (S) = insieme degli eventi sonori
  • (M) = insieme degli eventi musicali

Scrive Max Bense[2]: “In linea di massima, ogni vocabolo, come variabile, può assumere metaforicamente aleph-zero significati, il numero dei significati metaforici del linguaggio (sfruttato metaforicamente) dovrà essere contrassegnato come il numero delle sotto-quantità della quantità della “quantità di vocaboli” contrassegnata dal numero cardinale cioè dovrà essere contrassegnato con 2 aleph-zero = aleph-zero; ciò corrisponde alla potenza non enumerabilmente infinita del cosiddetto “continuum”.

Coincidenze[3]

Incontro il testo di Max Bense dopo aver inscritto, come appunto mentale e frammento, una nuova composizione nel mio personale catalogo di indagine nel Sonoro e/o Musicale a partire dalla Categoria: Della Percussione [definizione estesa di una pratica “anarchica dell’armonia”, come ricerca di equilibrio tra opposti, inAbsentia del suono come esperienza sensibile]; si tratta di Continuum (2025) for any instrument (for deep listening) riferibile al numero di catalogo EWC62 [https://www.sergioarmaroli.com/emptywords-edition/ewc62-continuum/] dove determino un punto, in una ideale “topologia musicale”, di estensione di infiniti come ulteriore passo nella direzione della radicalità dell’ascolto di 4’:33” di John Cage. Se in Cage il silenzio è oggettivato e strutturato in tre parti ideali, all’interno di una cornice temporale che è forma dell’ascolto; in 0’:00’’ (noto anche come 4’33’’ No.2) si avvicina all’idea di insieme infinito, con Continuum provo a portare questo all’estreme conseguenze di una dissoluzione del Musicale nel Sonoro quale sottoinsieme di questo intendendo: tutto ciò che è musicale è anche sonoro, mentre non necessariamente tutto ciò che è sonoro è musicale.

Nella Legenda, che contiene l’intenzione necessaria all’esecuzione come atto di ascolto e Idea, scrivo:

Tenere e lasciare un suono fino alla sua naturale estinzione.

Con un attacco sempre mutevole (ma senza forzare: senza accenti).

Per qualsiasi strumento o voce. Anche per più strumenti o voci simultaneamente. Ma con parti indipendenti (gli attacchi non dovrebbero mai coincidere: niente unisono).

Come una scultura musicale (Marcel Duchamp). Il gesto deve essere uno solo, ripetuto e continuo (continuum).

nello Spazio.

La mia indicazione fondamentale:

un solo gesto  →   ripetizione  →   continuum

Questo permette di tenere un suono e di trasformarlo in scultura effettuando un passaggio di stato dal Musicale verso il Sonoro. Continuum suggerisce però una formulazione più sottile.

Il musicale non sembra essere semplicemente un sottoinsieme già dato del sonoro. È piuttosto una operazione sul sonoro.

Potremmo scrivere:

Dove R non significa semplicemente “scegliere certi suoni”, ma imporre una relazione:

 R= {ascoltare, attaccare, lasciare estinguere, ripetere, variare}.

Lo “spazio” può essere pensato non soltanto acusticamente, ma topologicamente: ciò che conta non è semplicemente quali punti occupiamo, bensì quali relazioni di prossimità, separazione, continuità e non-coincidenza produciamo.

Una formulazione teorica sintetica di Continuum può essere così sintetizzata:

Tutto questo conduce a un paradosso molto fertile: il continuum dell’opera non è necessariamente costituito da un continuo di eventi; può emergere da una successione discreta di eventi non identici.

È precisamente nel passaggio

vedo il collegamento più rigoroso fra Continuum, topologia e la questione dell’infinito.

Il presente testo è dell’autore ed è stato sviluppato con il supporto dell’intelligenza artificiale come strumento di ricerca e interlocuzione critica.

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Note:
[1] Nel senso del poeta Johann Christian Friedrich Hölderlin: abitare poeticamente la terra.
[2] Max Bense, Teoria testuale della poesia, Silva Editore, Roma, 1969
[3] Dalla pratica dei tamburi sciamanici all’infinito dal Musicale al Sonoro.

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Sergio Armaroli is a composer, percussionist, vibraphonist, teacher and total artist. His actions resonate through various artistic and musical fields, that of jazz being, perhaps, his most practised. He declares himself to be a painter, concrete percussionist, fragmentary poet and sound artist as well as founding his work “within the language of jazz and improvisation” as an "extension of the concept of art".