Quando in Italia vengono commissionate e messe in scena delle opere nuove, ci si preoccupa soprattutto di andare incontro al pubblico dei melomani, ai loro gusti, alle loro aspettative, con risultati, dal punto di vista compositivo, spesso molto deludenti. C’è invece un nuovo teatro musicale che ha saputo svincolarsi dal retaggio del melodramma, diventando una forma naturalmente ibrida, dove si mescolano espressioni artistiche diverse, reale e virtuale, analogico e digitale, spettacolo e vita quotidiana, dove si esplorano tutte le intersezioni tra suono, voce, corpo, immagine, parola. Una forma d’arte mai rivolta al passato, ma capace di riflettere la complessa realtà contemporanea. Queste nuove tendenze sono intercettate da alcuni festival tematici, come OFF (Opera Forward Festival) di Amsterdam, la Biennale di Monaco e il festival NODO di Ostrava. Terza città della Repubblica Ceca, dopo Praga e Brno, Ostrava è una città poco conosciuta, con un passato industriale, una storia legata all’estrazione del carbone, alla lavorazione del ferro, al grande inquinamento. Tutte le miniere sono state chiuse nel 1989 e i vecchi impianti industriali (costruiti nel 1828 nell’area di Vítkovice) sono stati trasformati in spazi culturali, musei e teatri. Ogni estate la città si anima con gli Ostrava






