In conversazione con Claus-Steffen Mahnkopf

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Photo: Fojan Gharibnejad

Dopo la pubblicazione della mia recensione su Politica, CD fresco di novità compositive di Claus-Steffen Mahnkopf, non avevo ancora avuto il consenso del compositore per un dialogo da intraprendere sulla rivista. I lettori più curiosi avranno certamente notato che mi sono occupato spesso della sua musica poiché Mahnkopf è un teorico con grandi capacità di lettura delle estetiche che si sono succedute nella musica contemporanea: è compositore apprezzatissimo, co-fondatore e redattore di Musik & Ästhetik, una rivista indipendente tedesca con plurifunzionalità dei temi, musicologia, analisi, studi culturali e interdisciplinari e trattamento delle estetiche musicali, con tutti i pro e contro che queste possono comportare (1). Con tanti anni di insegnamento, di premi e consensi alle spalle, Mahnkopf si è posto nell’arco virtuoso di una generazione di compositori che ha sposato un efficiente retaggio di fattori culturali e globali attraverso una musica che è complessa, decostruita, contemporanea nel suo senso ontologico ma anche una musica che è tremendamente espressiva. Ritengo che in Politica continui a prevalere un’equazione del tipo musica = filosofia del vivere, ossia un modo di comporre e interpretare le verità della musica (percepita come arte) che è sovrapponibile alla realtà e al suo modo di

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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He studied music, he wrote hundreads of essays and reviews of cds and books and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.