Un fondamentale turbamento delle teorie compositive si gioca sul superamento di una cognizione narrativa indotta dai suoni. Siamo stati per secoli soggiogati da un pensiero espositivo sulla musica, in cerca di descrizioni più o meno dettagliate da fornire a supporto dell’ascolto, ma ‘narrare’ significa vivere le cose in maniera indiretta, a prescindere dai risultati ottenuti. Per il totale coinvolgimento emotivo del compositore mentre scrive musica è indispensabile che egli sia stato partecipe di un’esperienza diretta: oggi si parla di propriocezione, ossia della capacità del corpo di percepire e movimentare la sua posizione nello spazio senza tenere nemmeno gli occhi aperti; applicata alla musica la propriocezione significa entrare in simbiosi con l’ambiente frequentato, sentirne la fisicità sulla propria pelle e nel proprio cervello, un sesto senso che poi passa






