Una novità intervenuta negli ultimi venti anni nella musica contemporanea di derivazione classica è quella di non contemplare più il rispetto di forme consolidate nel tempo ma in alcuni casi attingerle da altri generi musicali. Questa circostanza accoglie il beneplacito di una generazione di ascoltatori abituati fin dalla loro gioventù a cibarsi di dosi massicce di progressive, jazz-rock o dance music raffinata. Alcuni compositori e musicisti operanti nella cosiddetta contemporanea hanno cominciato a traslare le loro preferenze giovanili (nascoste nella loro intimità) nell’ambito di strutture musicali create con la considerazione formale degli strumenti tipici di quei generi: il tipico trio ‘piano+batteria+sax’ istruito nel jazz da Lester Young in poi si è traslato in un quasi identico ‘piano+percussioni+sax’ grazie all’opera del Trio Accanto di Hodges, Dierstein e Weiss; il quartetto ‘pianoforte+percussioni+sax+chitarra elettrica’, formazione che abbiamo trovato in tante rock bands o jazz-rock dai settanta in poi è stato traslato in una costruzione formale simile grazie alle abilità del Nikel Ensemble di Françoise, Archinal, Stadler e Deutsch; l’Organ Trio, stile che parte da Jimmy Smith e si è consolidato per un certo periodo nel rock grazie ad artisti speciali come Emerson, Lake & Palmer, potrebbe aver stimolato l’attenzione strutturale del Pony Says, trio composto da Felix Nagl alle tastiere e pianoforte, Thilo Ruck alle chitarre ed elettronica e Lucas Gerin alla batteria e percussioni. Per il Pony Says si dovrebbe poi ammettere che la forma non sia il solo






