Huddersfield Contemporary Music Festival

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Negli ultimi 4/5 anni molte direzioni artistiche dei festival di musica ‘cosiddetta contemporanea’ hanno cambiato idea. Una di quelle in cui si è avvertito il cambiamento è stata quella di Graham McKenzie, storico direttore artistico dell’Huddersfield Contemporary Music Festival dal 2006, che ha un pò anticipato le tendenze di molti festival occidentali proponendo palinsesti con accrescimento di musica non scritta (popolare, elettronica non accademica, noise, etc.). Ho già detto in passato che questo spostamento è delicato da farsi ed è pericoloso perché da una parte può ammazzare un trend consolidato del passato (per anni ad Huddersfield sono passati i migliori compositori e interpreti della ricerca musicale proveniente dal mondo classico), dall’altra può consolidare orientamenti di musica che non hanno una giustificazione sotto il profilo di un’estetica chiara (si propone musica non scritta, sistemando i palinsesti con una scarsa logica investigativa).
Per l’imminente Huddersfield Contemporary Music Festival del 2025 (dal 21 al 30 novembre) McKenzie sembra voler favorire una programmazione molto eterogenea che se guardiamo solo a quanto succedeva 4 o 5 anni nella cittadina inglese è un rivoluzionario cambio di stile; si sono evidentemente infittiti i rapporti con le istituzioni all’estero e create collaborazioni con altri festival specializzati in altri generi musicali (il festival jazz di Moers è un esempio) e si è modificata l’area della scrittura classica, con McKenzie che quest’anno si fregia di portare al festival musicisti ‘nascosti’, per lui perle dal background variegato – leggi/senti qui; allo stesso tempo si intuisce che si sono direzionate le risorse per rinforzare una partecipazione giovanile (soprattutto sotto i 35 anni) che alla fine significa meno progetti per la classica di un certo tipo e l’emersione di un presunto nuovo ‘gusto’ musicale tutto da verificare.
Per il 2025 c’è una celebrazione per i 90 anni di Arvo Part, Sarah Hennies è stata nominata in residenza, c’è una collaborazione fattiva con il mondo nordico e il tema sembra essere quello di una musica che ricordi il pericolo di una catastrofe ambientale. Un’ispezione più profonda del palinsesto mi fa pensare però che le ‘complessità’ musicali siano in calo. Ci sono molte prime inglesi, con pezzi che hanno già avuto la loro anteprima in altri luoghi nel 2025, ma restano poche quelle mondiali: tra quest’ultime si intravede un certo interesse per quelle dell’Explore Ensemble (composizioni di Mažulis e Harrison) e la London Sinfonietta (una composizione del messicano Luis Fernando Amaya); poi il Mivos Quartet farà prima su un pezzo di Ville Aslak Raasakka con elettronica, mentre la violinista Darragh Morgan suonerà in world premiere un brano di Angharad Davies, musicista nota all’improvvisazione libera. Grande attenzione viene data alla cantante indiana Supriya Nagarajan che con l’arpista Lucy Nolan e la clarinettista Isobel Mortimer presenterà un nuovo lavoro che vuole esplorare il respiro attraverso la mitologia indù, mentre poche indicazioni vengono date per un’altra musicista estone sconosciuta al mondo della classica, Tuulikki Bartosik, che suonerà lo zither e canterà per un nuovo lavoro portato in dote al festival assieme alla pianista Helen Anahita Wilson, dove ‘esplora la teoria dell’attaccamento attraverso esercizi composti, indeterminati e improvvisati di selvaggio masochismo musicale’.
Tra i compositori con un’ottica forte sulla ricerca si potrà escutere il lavoro della pianista Maria Sappho, esploratrice dello strumento e della diaspora culturale, che assieme a Colin Frank proporrà un nuovo pezzo di circa un’ora al piano con elettronica, feedback personalizzato e field recording che vorrebbero scavare nei suoni di uno strumento sepolto da secoli di estinzione. Quanto al soundscape e alle installazioni, prime arriveranno da Frazer Merrick che presenterà un nuovo lavoro di 17 minuti coperto da registrazioni di campo delle acque salmastre del fiume Colne, da Natalie Hyacinth che con il suo After The End of The World si riporta alle conchiglie di S. Lucia, a Sun Ra e all’ipotetica estinzione, mentre Paradoxical Symmetries: A Huddersfield Polytope dell’irlandese Nic Clear tenta di ricreare un politopo di Xenakis nel Queensgate Market di Huddersfield, con tanto di animazioni, luci, 3D e effetti spaziali.

Per consultare a fondo l’intero programma clicca qui.

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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He studied music, he wrote hundreads of essays and reviews of cds and books and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.