Spesso mi chiedo se l’epoca che viviamo possa dare ancora spazio ad un grido espressionista. Ingabbiati dal degrado, da un sentimento glaciale di inutilità dell’azione individuale, immersi in una realtà dominata dagli algoritmi e dalle superficiali vedute della tecnologia, potremmo essere ‘scheletri’ del disagio, incapaci di reggere e manifestare un urto emotivo. In realtà, le difficoltà della vita non impediscono di trovare un linguaggio artistico che esprima con forza e deflagrazione il malessere che si può accompagnare alle complicazioni dell’esistenza, ai lutti, alle guerre, all’ansia che ci pervade per eventi nefasti.
Da questo punto di vista, il compositore Michael Hersch è da parecchi anni una dimostrazione lampante di come con una musica appropriata si possano esprimere oscurità e tragedie, immobilità e tormento, fragilità e desolazione; non sono






