Signal to Noise 5.0 è la quinta edizione del festival di musica e sperimentazione multidisciplinare contemporanea che si svolge a Pergine, organizzato dall’ensemble Azione Improvvisa assieme con Anomalia Contemporary Art, associazione culturale che supporta i progetti delle formazioni d’avanguardia classica, valorizza il territorio del Trentino attraverso la disponibilità di contesti storici e monumenti (Castel Belasi a Segonzone, il castello di Pergine), nonché è organizzatrice di mostre e residenze. L’associazione ha promosso l’integrazione di tecnologie digitali applicate all’arte (come i sistemi acusmatici e i software di interazione sonora in tempo reale) per rendere lo spettatore parte attiva dell’opera d’arte e il festival gode di questa dimensione uditiva con installazioni interattive, perfomance e teatro strumentale.
Quest’anno il festival è stato organizzato in tre eventi: il 6 agosto l’evento di apertura è stato il sònoTERRA a Castel Belasi, definito come “un rito di scoperta sonora, dalla materia sonora pura alla sua modificazione più estrema. Nasce con la volontà di abitare il tempo e lo spazio di Castel Belasi, per disegnare nuovi ricordi, capaci di ridefinire la percezione del luogo stesso”; nel sònoTERRA sono stati inclusi l’installazione interattiva di Alessandro Coppola, Silvia Tomasi, Joshua Gottardi e Federico Rubino (Zentrification) e la perfomance per fisarmonica, elettronica e danza ‘minimalANIMAL’ di Anna Sowa (Berlanda e Dematté – vedi qui il teaser).
Il 26 agosto il festival ha previsto la tematica di ‘Far Distant Lands‘ al Castello di Pergine, una serata dedicata al dialogo tra musica presente e passata con omaggi a Henze, Cage, Bianchini, Gorzanis, Gintzler, etc. e un’introduzione acusmatica a cura di Davide Bardi.
Particolarmente interessante è il terzo evento, che si svolgerà il 2 settembre prossimo: ‘transFORMING nature’ indagherà ancora sul rapporto tra antico e contemporaneo attraverso un percorso di soli e duetti che vedrà impegnate l’organista Catalina Vicens e la fisarmonicista Margherita Berlanda (Duo Berlanda Vicens). L’organo suonato da Vicens è l’organo portativo, uno strumento musicale medievale provvisto di mantice, di una piccola tastiera e due file di canne in metallo, uno strumento che viene suonato normalmente seduti, con lo strumento poggiato sul ginocchio. La combinazione tra organo portativo e fisarmonica è realmente insolita nella musica moderna e probabilmente coloro che l’hanno portata in essere si sono rifatti ad un repertorio antico o al massimo classico (Bach e autori del ‘600); Berlanda e Vicens sono in progettualità già da alcuni anni e l’intento è quello di sperimentare sulla bontà estetica della combinazione, creare tramite la scrittura un repertorio immacolato e disponibile per la musica cosiddetta contemporanea, sfruttando i pregi dei due strumenti; il riaffiorare dell’antico si muove su coordinate multiple che tendono alla complessità polifonica, alla fusione dei timbri, alla previsione del canto e alla tecnologia, a tecniche estensive funzionali che si giovano talvolta di preparazioni degli strumenti.
La scaletta della serata è così disposta:
–Improvvisazione – organo portativo e fisarmonica
-G. de Machaut / C. Vicens (1983) Se d’amer me repentoie, per organo portativo
-John Cage (1912-1992) A Flower, trascrizione per fisarmonica e voce di M. Berlanda
-Matthias Pintscher (1971) Figura III, per fisarmonica sola
-Daniela Fantechi (1984) De toutes flours – Rêverie per fisarmonica e organo portativo, ispirato a G. de Machaut (puoi vedere qui l’esibizione al Paulus Sakral Konzertverein Bozen);
-Guillaume de Machaut (1300-1377) De toutes flours, trascrizione per organo portativo e fisarmonica
-Gianluca Verlingieri (1976) reWIND II / Hildegard Fragmente -Glacial, Pneuma, Aerial-, dalla suite per organo portativo fisarmonica e mangianastri vintage, ispirata a H. von Bingen (prima esecuzione, 2026)
-Hannes Kerschbaumer (1981) trieb, per fisarmonicista cantante (prima esecuzione, 2026)
Girolamo Frescobaldi (1583-1643) Kyrie degli Apostoli, trascrizione per organo portativo e fisarmonica
Daniela Fantechi (1984) Da un fiore, per fisarmonica e organo portativo ispirato al Kyrie degli Apostoli (prima esecuzione, 2026)
Nel programma della serata si notano 3 nuove opere in anteprima assoluta, composte da Gianluca Verlingieri, Hannes Kerschbaumer e Daniela Fantechi, di cui pubblico qui di seguito le note di programma scritte per i pezzi o redatte dai compositori.
Gianluca Verlingieri, reWind II – Hildegard Fragmente (2025–26)
suite for accordion, portative organ and vintage cassette player on fragments from Hildegard von Bingen – written for the Berlanda-Vicens duo
reWind II – Hildegard Fragmente è una suite in corso di composizione, articolata in una costellazione di brevi movimenti autonomi (di cui l’anteprima del 2 settembre ne presenta solo alcuni), ciascuno dei quali nasce dalla libera reinterpretazione di un frammento vocale tratto dal repertorio di Hildegard von Bingen. Il lavoro, concepito per fisarmonica, organo portativo e registratore analogico a cassette, mette in relazione una memoria musicale antica con differenti forme contemporanee di mediazione tecnologica del suono e dell’ascolto.
All’inizio di ogni movimento gli interpreti inseriscono fisicamente una diversa audiocassetta in un registratore portatile vintage e ne avviano la riproduzione. Il breve frammento registrato precede la sezione strumentale, che prende avvio dalla sua conclusione o in sovrapposizione, senza soluzione di continuità. Il registratore diviene così una sorta di terzo “esecutore virtuale”, non solo un “trigger” della performance strumentale, ma anche un vero oggetto scenico: il gesto di scegliere la cassetta, inserirla e premere play non è un’operazione tecnica da nascondere, bensì un piccolo rituale che entra nella drammaturgia del processo esecutivo. Anche l’ordine dei movimenti può essere deciso dagli interpreti, purché rimanga intatta la corrispondenza fra ciascun movimento e la propria cassetta, motivando ancor più la fase di ascolto degli incipit analogici da parte dei/delle musicisti/e.
Il rapporto con Hildegard non assume quindi la forma della citazione filologica o della ricostruzione storica. I frammenti attraversano invece una complessa catena di interpretazioni e trasformazioni. Uno degli aspetti centrali della ricerca di Verlingieri riguarda proprio la voce e la sua mediazione tecnologica: alcune delle linee di Hildegard, estrapolate da Verlingieri, vengono dapprima interpretate strumentalmente da fisarmonica e organo portativo con margini anche improvvisativi e registrate dal compositore; queste esecuzioni diventano quindi materiale per procedimenti basati su modelli di intelligenza artificiale destinati alla ricostruzione e alla mimesi della voce, e i risultati sono ulteriormente elaborati e trasferiti sul supporto analogico della cassetta.
Si crea così una sorta di circuito di feedback: una melodia nata come voce diventa suono strumentale; il suono strumentale viene nuovamente letto come possibile voce da una macchina; questa voce mediata passa attraverso l’elaborazione elettronica e il nastro analogico, per tornare infine agli strumenti nella partitura scritta. L’AI, in questo senso, non interviene tanto come dispositivo autonomo di “generazione musicale”, quanto come un ulteriore livello di interpretazione e trasduzione all’interno di una lunga catena di memorie, copie, artefatti e riletture.
Torna qui un tema presente in diversi lavori recenti di Gianluca Verlingieri: il rapporto fra logos e phoné, fra la voce come veicolo di significato e la voce come materia sonora, corpo, traccia. La voce originaria viene progressivamente privata della propria immediatezza e attraversa corpi diversi (umano, strumentale, informatico, magnetico) fino a rendere difficile stabilire dove termini il documento e dove cominci la sua (re)interpretazione.
reWind II prosegue inoltre una ricerca sull’audiocassetta e sull’“elettronica portativa” avviata da Verlingieri negli ultimi anni. L’espressione “elettronica portativa”, mutuata dal compositore Giuseppe Gavazza e sviluppata nel contesto della ricerca del METS del Conservatorio di Cuneo, indica anche una volontà di ricondurre la tecnologia a dispositivi leggeri, mobili, concretamente maneggiabili dall’interprete. Il riferimento all’antico organo portativo diviene, in Hildegard Fragmente, particolarmente significativo: accanto a uno strumento storico letteralmente “portativo” compare una tecnologia altrettanto portatile ma appartenente alla memoria recente, il registratore a cassette.
L’impiego strutturale dei nastri si collega a un percorso iniziato con l’installazione performativa Hanno viaggiato sulla schiena del vento (2024), realizzata alla Reggia di Venaria per smartphone del pubblico, sei violoncelli ed elettronica portativa, e sviluppato successivamente in lavori nei quali registratori e audiocassette cessano di essere semplici mezzi di riproduzione e diventano strumenti musicali, oggetti performativi e dispositivi della memoria. In reWind (2025), per quintetto di fiati e registratori analogici a cassette, presentato per la prima volta a Lugano, brevi frammenti vocali elaborati su nastro generavano materiale per la scrittura strumentale attraverso trascrizioni tecnologicamente mediate, spesso volutamente interessate anche agli errori e agli artefatti prodotti dal passaggio da un dominio all’altro, come avviene del resto anche in reWind II.
Alla base di questo interesse esiste anche una memoria autobiografica. Verlingieri ricorda di aver ricevuto a tre anni il suo primo registratore a cassette: registrare la propria voce, riascoltarla, cancellarla e ricominciare il processo costituiva già una forma elementare di composizione e di performance, nella quale il fare musica coincideva con l’atto stesso dell’ascoltare e con una gestualità fisica ben delineata. L’inserimento della cassetta e la pressione del tasto play, inclusi i rumori meccanici che ne conseguivano, rimangono per il compositore archetipi dell’infanzia, insieme ludici, contemplativi e creativi.
Da qui il significato più ampio del titolo reWind. Riavvolgere non significa semplicemente tornare indietro, ma riascoltare e riscrivere la memoria attraverso gli strumenti del presente. Nel caso di Hildegard Fragmente, ciò che viene “riavvolto” attraversa quasi nove secoli di storia musicale è una successione di mediazioni umane, meccaniche, digitali e analogiche. La domanda che resta sullo sfondo della ricerca di Verlingieri riguarda allora anche il concetto stesso di strumento musicale: una fisarmonica, un organo medievale, una voce ricostruita tecnologicamente, un nastro magnetico o il gesto di premere play appartengono davvero a categorie così distanti?
L’anteprima del 2 settembre presenta alcuni movimenti di questo percorso ancora in divenire.
trieb, per fisarmonicista cantante, non sarebbe pensabile senza Margherita Berlanda – né nel suo ruolo di ispiratrice dell’opera, né in quello di sua interprete. Composizione, voce, corpo e strumento entrano qui in un rapporto di reciproca generazione: l’opera sembra scaturire dalle possibilità singolari di questa musicista e della sua fisarmonica. Il titolo rimanda ai processi di crescita e di divenire propri della natura. Ma trieb, in tedesco, significa più di un semplice movimento botanico: indica impulso e slancio, desiderio e necessità interiore, una forza che cerca forma senza conoscerne già la meta. Da poche linee portanti nascono incessantemente nuove ramificazioni, condensazioni e intrecci. La voce non rimane una semplice aggiunta allo strumento, ma diviene il principio strutturale centrale: origine, resistenza e orientamento di una musica che si dispiega nel proprio stesso farsi.
Daniela Fantechi – Da un fiore, per fisarmonica e organo portativo
ln questo lavoro ho voluto rileggere il Kyrie degli Apostoli dalla raccolta Fiori Musicali di Girolamo Frescobaldi scegliendo di sfruttare alcune caratteristiche peculiari della fisarmonica e dell’organo portativo, come ad esempio, il suono estremamente grave della fisarmonica in apertura e in chiusura, che diventa elemento generatore e risonatore al tempo stesso. Dall’originale, ho isolato prima alcuni intervalli, e poi alcuni frammenti melodici. Questi vanno a intrecciarsi in un dialogo, che utilizzando registri simili nei due strumenti, si complica creando numerosi battimenti.






