Il repertorio pianistico di Georges Aperghis

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Mariangela Vacatello, foto dal sito dei concerti della Società Aquilana 'Barattelli'.

Spesso l’opera pianistica di un compositore ci racconta molti aspetti dello stile e del pensiero di un compositore. Comporre per il pianoforte significa offrire un’autosufficienza polifonica, un’area di cognizioni utili per riconoscere l’impronta della scrittura e, non ultimo, la possibilità di sperimentare le tecniche (estensive e non). Circa una settimana fa, il celebrativo festival Présence ha voluto rivelare ancora una volta la grande potenza della musica di Georges Aperghis (1945) di cui spesso si promuovono con maggior forza le innovazioni portate nel teatro musicale contemporaneo; eppure una scrittura eccellente Aperghis l’ha elaborata anche sul pianoforte, con una serie di motivazioni e collaborazioni che l’hanno visto enucleare una materia specifica che può essere certamente utile anche per interpretare il suo punto di forza (il teatro musicale). Come ho fatto per altri compositori in passato, anche per Aperghis vorrei evidenziare in questo saggio i contenuti, le qualità e il livello altissimo delle sue composizioni profuse per il pianoforte, in un momento in cui è sempre più difficile rinvenire estetiche che godono di complessità operative e argomentazioni rigorose.

Il primo

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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He studied music, he wrote hundreads of essays and reviews of cds and books and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.