Nell’ambito dei tentativi di eliminare le barriere intellettuali tra composizione contemporanea e audience uno dei più efficaci è senza dubbio quello del luogo d’ascolto. Le direzioni artistiche dei festival più perspicaci hanno da tempo individuato luoghi non convenzionali per tenere i concerti portandoli in spazi alternativi al teatro o agli auditorium, come l’interno di castelli, di chiese antiche o di siti storici. In questi posti l’acustica naturale unita al fascino visivo delle strutture o dell’ambiente crea una suggestione multipla e in grado di penetrare più a fondo le costruzioni esigenti della musica contemporanea; inoltre l’antico è fonte d’ispirazione per moderne rielaborazioni della musica.
Un festival che sfrutta questa impostazione è il festival Echi. Nato al Centro Onda d’Urto di Arezzo nel 2017, il festival è stato fondato da Gianmarco Moneti, pianista aretino che poi ha lasciato la guida della rassegna a Riccardo Perugini, compositore toscano di cui oggi si apprezzano le opere la cui estetica non nasconde un’integrazione della modernità compositiva con elementi della musica antica e barocca, una natura ibrida che comprende anche elementi popolari e che rifiuta l’isolamento che la musica contemporanea porta spesso con sé. Recentemente Perugini si è traferito a Bologna e ha trovato conforto nel tessuto culturale bolognese per dare origine alla prima edizione da svolgere nel territorio bolognese: la scelta del ‘luogo’ è caduta sul Castello di Mongiorgio, nei colli bolognesi, tramite l’Associazione Castelli in Aria; si è optato per una sola data di concerti, domenica 14 giugno, che farà da cornice alla presentazione delle opere di Twosome, un progetto di selezione molto curato e di ampio respiro denominato anche Commissioning Project, con 3 opere prescelte da una commissione valutativa di compositori che ha selezionato più di 300 progetti provenienti da paesi diversi, alle quali si aggiungeranno un paio di arrangiamenti in chiave moderna di opere antiche, un lavoro realizzato da Perugini e dalla compositrice Livia Malossi che hanno preso ispirazione dai periodi storici nei quali sono state scoperte e realizzate alcune parti del castello. Il direttivo artistico comprende oltre a Perugini e Malossi, anche Damiano Ferretti, Gabriel del Pace e gli esecutori del concerto, ossia Elide Sulsenti al violoncello e Michele Fontana al clarinetto, mentre per la giuria valutativa sono stati invitati ad operare anche Silvia Borzelli e Mauro Montalbetti.
Il concerto è finanziato con plurime fonti: una deriva da Istantanea, lo spazio associativo che organizza e promuove concerti nel bolognese riunendo musicisti e compositori sbilanciati tra i confini della contemporanea, del jazz e delle sperimentazioni, che ha preso in carico le spese relative al cachet dei musicisti; poi c’è l’associazione Castelli in Aria, responsabile del Castello di Mongiorgio, che normalmente si occupa di ricreare con modalità filologiche eventi del periodo medievale o rinascimentale e per Echi hanno naturalmente offerto gli spazi e la tecnica; le restanti
attività sono state gratuitamente fornite dal direttivo di Echi o sostenute tramite un crowdfunding che permetterà di garantire le commissioni ai compositori selezionati.
Qui trovi il link della raccolta fondi ancora in corso, utile per inviare il proprio contributo al festival. Tutto si svolge senza vincoli istituzionali ma con tanta efficacia e creatività concludente.
Si conoscono anche i nomi dei vincitori naturalmente: sono José Del Avellanal, Francesco Gulic






