
Un’altra dipartita. Dollar Brand, alias Abdullah Ibrahim dopo la conversione islamica, è stato tra i pianisti jazz più incisivi nel creare una formula di africanità indipendente su uno strumento che era un archetipo europeo. Ha cercato di mettere sullo stesso piano jazz e stili sudafricani rielaborando melodie del villaggio, ritmi esuberanti delle township, e inni gospel o cristiani. Ibrahim è morto solo qualche giorno dopo Sonny Rollins, due musicisti entrambi operatori di una fusione di tradizioni, il calypso Rollins, le culture sudafricane Ibrahim. Nel jazz il pianista sudafricano ha lasciato molte testimonianze discografiche che gli amanti e i critici conoscono per il loro valore emotivo, più di dieci anni di dischi dal ’69 al ’83 in cui fare i conti con un pianista stilisticamente eccelso e votato ad una sorta di riforma dell’impressionismo jazzistico. Della figura di Ibrahim ne parlai ai tempi del blog in un articolo sull’africanità del jazz, in cui lo raccontai insieme a Randy Weston (lo trovi qui) e lì rimando i lettori per una lettura più completa del suo miglior percorso artistico. Ibrahim diceva: “I’m a pilot. I direct my passengers to the dark corners of their souls, to places where they usually don’t dare to go“. (citaz. da The Jazz Book, Berendt/Huesman, pag. 385).





